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Recensioni 2011-2017

L'Eco di Bergamo - Renato Magni - giugno 2017

Tempered blues (2017 UR Records)

 

Musicista schivo e serio, Massimo Colombo alterna ottimi lavori con combo jazz arricchiti dalla presenza di fuoriclasse d’Oltreoceano ad una bella vena compositiva memore del suo amore per la musica di tradizione scritta. Qui di fronte alla sola tastiera (ma attenzione!, le splendide profondità dello strumento sono digitali) gioca con le memorie bachiane del cembalo temperato, infilando 48 aforistiche, illuminanti e talvolta spregiudicate, invenzioni attorno alle regioni del blues, alternando tonalità maggiore e relativa minore, completando due volte il periplo tonale.

 

Musica Jazz – Ivo Franchi – aprile 2017

We All Love Burt Bacharach (2016 Play & Oracle Records Ltd)

Dribbla con eleganza l’insidia implicita contenuta negli album-tributo, Massimo Colombo. Il progetto che il pianista milanese e il suo trio internazionale (al basso il polacco Oles e alla batteria l’amico americano Erskine) dedicano a Bacharach è una gemma. Gli arrangiamenti, pur rispettando le indimenticabili melodie del compositore di Kansas City, sono liberi e swinganti quanto basta.

I brani cantati da Kathleen Grace – che viene dal folk ed è proprio una bella scoperta – non fanno rimpiangere gli originali perché sono molto diversi e posseggono una freschezza invidiabile (Raindrops Kee Fallin’ on My Head). In più l’apporto di Stever e di Mintzer (in Arthur’s Theme, una delle cose migliori del cd) fanno la differenza. Ultima nota di merito, la scelta del repertorio: oltre ai super classici, da The Look Of love a Walk on by, la selezione è caduta anche su temi meno noti come God Give me Strenght, magnifico frutto della collaborazione tra Bacharach ed Elvis Costello. Che ci dà pure la voglia di riascoltare “Great Jewish Music: Burt Bacharach” (1997, Tzadik),  da Marc Ribot, Dave Douglas, Wayne Horvitz e soci…

 

Il Manifesto – S. Cr. – gennaio 2017

We All Love Burt Bacharach (2016 Play & Oracle Records Ltd)

Vera parata di stelle per un omaggio fra jazz, soul e funk al grande compositore americano. Tredici tracce arrangiate dal pianista Massimo Colombo, sulle quali intervengono Bob Mintzer al sax, il batterista Peter Erskine, il trombettista Michael Stever e la vocalist Kathleen Grace. Opera raffinata e senza sdolcinature, di per sé già un merito.

 

Music Zoom – Vittorio lo Conte – (dicembre 2016)

We All Love Burt Bacharach (2016 Play & Oracle Records Ltd)

Il recente trio del pianista milanese Massimo Colombo insieme a Darek Oleskiewicz al contrabbasso e Peter Erskine alla batteria ha destato un certo interesse da parte di pubblico e critica così che si è pensato di ricreare ancora quel suono in una veste allargata. Con Giampaolo Pasquile e Michele Garruti nelle veste di produttori si è realizzato un progetto ambizioso dedicato alla musica di Burt Bacharach, in cui dal trio si è passato ad un quintetto insieme a Michael Stever alla tromba e flicorno e alla cantante Kathlee Grace, presente in nove dei tredici brani, ed ancora il percussionista Aaron Serfaty su I’ll Never Fall in Love Again e Bob Mintzer al sax tenore su Alfie ed al clarinetto basso su Arthur’s Theme e What the World Needs Now is Love. È un album che propone in chiave moderna la musica di Bacharach, ottimamente realizzato sia in sede di registrazione che nella scelta dei brani e della scaletta, si tratta di un jazz che guarda alla contemporaneità traendo ispirazione dal pop, dal funk, dallo swing. L’ecletticità delle fonti di ispirazione fa bene alla musica: la cantante Kathleen Grace (che viene dal country/folk) ben si abbina con il pianoforte swingante di Colombo e con una ritmica che si propone in modo intelligente, oltre a creare un ottimo amalgama con la bella voce della tromba e del flicorno di Michael Stever. Le famose di melodie di Bacharach (“Never be ashamed to write a melody that people remember” è rimasto un suo famoso motto) sono conosciute da tutti, eppure qui si nota che c’è ancora spazio per una reintrepretazione che appare creativa, prendiamo ad esempio Go Ask Shakespeare, con la tromba che riesce a creare un’atmosfera molto accattivante, da non dimenticare su questo brano l’assolo di Massimo Colombo, molto ispirato, geniale nell’evocare la bella melodia insieme ad un’improvvisazione in cui sceglie le note giuste nel modo giusto perfettamente supportato dalla ritmica che ne esalta le qualità. Arrivati alla fine del disco ci si accorge che la band intorno al pianista milanese ha fatto un lavoro straordinario in cui si mettono insieme la bellezza dei temi di Bacharach e la reale passione per la musica eseguita dei musicisti jazz.

 

Il Giornale – Paolo Giordano – dicembre 2016

Ci sono brani che rimangono nella storia anche se non passano sempre in radio. Ad esempio quelli di Burt Bacharach, uno dei massimi compositori pop del Novecento. La forza di una grande canzone è di non perdere forza anche quando è interpretata da altri. In questo We All Love Burt Bacharach, Massimo Colombo (piano, arrangiamenti), Darek Oleszkievicz (double bass), Peter Erskine (batteria), Michael Stever (tromba), Kathleen Grace (voce), Bob Mintzer (sax tenore) e Aaron Serfaty (percussioni), riprendono il repertorio di Bacharach da The Look Of Love a Raindrops Keep Falling’ On My Head e Walk On By restituendo l’atmosfera raffinata tra jazz e swing senza cadere nell’effetto piano bar e, anzi, aggiungendo un bel tocco personale.

 

 

 

Jazzitalia – Gianni Montano - (settembre 2016)

 Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Massimo Colombo vola a Los Angeles per registrare il suo ultimo cd e, in onore dei suoi illustri partner, intitola il disco "Trio Grande". Alla batteria siede, infatti, Peter Erskine, colonna della migliore formazione in assoluto dei "Weather Report", ma anche collaboratore di altri personaggi importanti quali John Taylor o Michael Brecker. C'è, poi, a completare il terzetto, Darek Oleszkiewicz, ferrato bassista polacco da anni residente negli Stati Uniti, anche lui con un curriculum di tutto rispetto corredato da nomi di peso e spessore, da James Newton a Brad Mehldau, tanto per intenderci. Il pianista lombardo è ritornato da qualche anno a privilegiare la dimensione acustica, dopo aver esplorato per un certo periodo della sua carriera artistica la fase elettrica, in maniera anche sperimentale. L'album presenta nove brani originali, provvisti di temi gradevoli e di uno sviluppo successivo flessuoso e articolato, con passaggi di notevole complessità, eseguiti, però, in souplesse, senza alcuno sforzo apparente da parte di tre virtuosi sui rispettivi strumenti. Massimo Colombo, in particolare, rivela una pregevole indipendenza fra le due mani e, in questo modo, enuncia i motivi, ci lavora sopra e attorno, mentre, dietro, contemporaneamente, costruisce una sfarzosa armonizzazione. Peter Erskine è un campione della discrezione. Nel senso che il percussionista americano non è mai invadente o prevaricatore. C'è, offre un contributo decisivo alla riuscita del cd, ma opera fra le righe, mai uscendone fuori, assicurando, così, un accompagnamento efficace e fantasioso.Darek Oleszkiewicz è il contraltare solistico del leader e sa far cantare il suo contrabbasso, oppure sterza su interventi di sostegno, di supporto, consistenti e allo stesso tempo leggeri. Fra i nove brani del cd si segnala in particolare quello eponimo per una introduzione piena di note, virtuosistica, del pianoforte, che va poi a sfociare in un tema quasi ansiogeno, in quanto sembra sempre in attesa di una definizione, di un completamento che rimane in sospeso: non arriva mai.c"Trio Grande" è un'incisione fortemente voluta da Colombo in un sito lontano, in un ambiente differente, per far risaltare maggiormente, in questa prestigiosa location, la sua idea di un jazz raffinato, classico, ma non classicistico, privo di connotazioni temporali precise, oltre le mode del momento, insomma.

 

Jazzit (disco scelto) – ADV (marzo 2016)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Inciso in quel di Los Angeles, dove è avvenuto l’incontro/sessione tra Colombo, Erskine e Oleszkiewicz, il disco vede interagire tre musicisti in  un contesto di assoluta spontaneità, nel quale l’interazione empatica gioca un ruolo fondamentale. Ciò che ne risulta è un lavoro di ampio respiro, intensamente lirico (Anna Magdalena, Jane, una ragione in più), con un’estetica che attinge sia al jazz sia alla musica eurocolta esibendo, un playng raffinato e solare.

 

 A proposito di jazz – Gerlando Gatto (gennaio 2016)

 Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Il jazz non conosce confini: è forse questo il contenuto principale di questo album registrato a Los Angeles il 25 e 26 settembre del 2104 e che a nostro avviso rappresenta l’opera migliore finora prodotta dal pianista milanese (classe 1961). Colombo, accompagnato nell’occasione da due stelle di primaria grandezza quali Peter Erskine alla batteria e il polacco Darek Oleskiewicz al contrabbasso, ci offre un saggio delle sue capacità sia compositive sia esecutive. Così l’album si snoda attraverso nove composizioni originali di Colombo (di cui alcune già pubblicate, altre inedite) in cui si avverte chiaramente la sapienza musicale del compositore che conosce assai bene la musica classica e in particolare l’arte del contrappunto, elemento caratterizzante molte parti dell’album. Così non a caso il CD si apre con “Anna Magdalena”, un brano dedicato alla moglie di Bach in cui Colombo coniuga la conoscenza bachiana con un linguaggio prettamente jazzistico… o forse sarebbe più opportuno dire con quel linguaggio così particolare che Colombo si è costruito negli anni e che è il frutto , il compendio , per usare le stesse parole del pianista, “ di tutto quello che hai ascoltato”. Quindi riferimenti, come già detto, alla musica colta… ma anche al flamenco, al bop (“Bah And Boh”), al funky, …e non mancano il ricorso ad un’improvvisazione prettamente jazzistica (“Trio Grande”) e due splendide ballad quali “Jane” in cui si può apprezzare e la maestria di Erskine alle spazzole e la capacità di Oleskiewicz di cesellare suadenti linee melodiche, e la conclusiva “Una ragione in più” caratterizzata da un dolce malinconico andamento. Se Colombo si conferma eccellente pianista, occorre sottolineare anche il ruolo dei suoi partners. Superlativo, come sempre, Peter Erskine il cui drumming contrappuntistico costituisce una delle punte di diamante dell’intero album: lo si ascolti con particolare attenzione in “La mia spalla sinistra”. Dal canto suo Darek Oleskiewicz evidenzia grande versatilità e musicalità sia nella parti in assolo sia nell’accompagnamento che sa fornire ai compagni.

 

Musica jazz (disco del mese) – Patrizia Landriani (dicembre 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Il viaggio di Colombo inizia dalla dedica alla moglie di Johan Sebastian Bach, Anna Magdalena, come a dire che è quello il punto di partenza, e tutt’ora il Clavicembalo ben temperato è il suo pane quotidiano; con il resto, invece, sembra volerci dire dove va e (forse) dove arriva, come per esempio alla colonna sonora di Una ragione in più. Nel mezzo, tra vecchie e nuove composizioni, il pianista si muove tra pensieri iberici, riflessioni melodiose (aggettivo che non ha il significato di banali piacevolezze) e armonie complesse che tanto più sono concettuali quanto meglio sembrano svelarsi tracciando la strada dell’ascolto. Le due mani del pianista, che sembrano del tutto ignorarsi delineando ciascuna i propri temi, ritmi, armonie e melodie, danno forma a meravigliosi dialoghi: ne è ottima illustrazione Trio grande. Il tema della mano sinistra è particolarmente caro a Colombo, e qui se ne comprende il motivo. Lo stile non è acqua, il disco sorprende per la fluidità che i tre protagonisti sanno costruire magistralmente nella varietà compositiva dei brani: Erskine si impone come presenza creativa di ragguardevole raffinatezza, Oleszkiewicz è un’opportunità coloristica, anche nei pregevoli assolo.

 

Il Manifesto – Guido Festinese (dicembre 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Il triangolo è magico

C’è poco da dire: il “classico” trio con piano, quando è sotto le mani di grandi musicisti ogni volta è un concentrato di energia e intuizioni poetiche. Perché vedere all’opera tre musicisti che si muovono come fossero uno, ascoltare temi che si aprono come paraventi che celano stanze segrete e labirintiche, mettersi in ascolto della misteriosa felicità sorgiva che si propaga a chi ascolta è gran cosa. E se la storicizzazione del jazz lascia pochi spazi all’inedito, per quanto riguarda questa particolare formazione, si ricordi che come diceva il grande Josè Samargo, “è ancor più arduo indagare il noto”. Lo fanno ad esempio Massimo Colombo, Peter Erskine e Darek Oleszkiewicz in Trio Grande di nome e di fatto.

 

Suonare – Angelo Foletto (novembre 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Da quando qualche “musicista classico” con deviazioni aberranti ha strillato contro i finanziamenti ai festival jazz, considerati usurpatori del mondo classico, è cresciuta la voglia di riprendere ad ascoltarlo. Con grande soddisfazione. Soprattutto come quando in questo album monografico di Colombo, pianista milanese leader dell’Inside Jazz Quartett, qui al centro di una formazione internazionale di forte carattere e solidità, non c’è un numero che viene voglia di riascoltare subito. Sia per la linea tersa, inventiva e sicura del suo strumento, un pianoforte senza isterie anche quando è brillante, e senza asfissie timbriche anzi estrosamente volubile nel suono e nelle dinamiche, non solo agile negli abbellimenti e fervido nei cantabili. Sia per la costruzione priva di astruserie e di dimostrività armoniche o ritmiche, ma attenta e pensata, delle linee musicali portanti, che magnetizza gli eccellenti compagni di viaggio. In una carrellata di quadri musicali – sono nove – ognuno con la sua fisionomia propria, dal tono confidenziale ma colto. Classicismo, per capirci.

 

Strumenti Musicali – Roberto Valentino (ottobre 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Massimo Colombo è musicista (oltre che didatta) di vasta esperienza. Ma forse mai prima di questo album è riuscito a mettere in pratica, in modo così convincente, tutte le proprie qualità di strumentista, compositore e leader. Registrato di getto in uno studio di Los Angeles, Trio Grande vede il pianista milanese nell’ottima compagnia di Darek Oleszkiewicz e Peter Erskine, tipi che non hanno certo bisogno di presentazioni. Il trio è – scusate il gioco di parole – “grande” in tutti i sensi: in termini di interplay, sensibilità, ispirazione. Le composizioni di Colombo si sono rivelate un ottimo punto di partenza; il resto, cioè lo sviluppo collettivo, è praticamente venuto da solo.

 

Class – Antonio Orlando (Luglio 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Futuro ma piano piano

All’inizio era Bach, Johan Sebastian Bach. Da lui si è srotolata, inarrestabile e inevitabile, tutta la musica che arriva fino a oggi, rock e jazz compresi. Sono 300 anni di suoni che partono dal compositore tedesco e a lui puntualmente ritornano quando si tratta di mettere un punto e di andare a capo. Bach il grande è da sempre sullo sfondo dello spirito musicale di Massimo Colombo, 54 anni, compositore e pianista, diplomato al Conservatorio Verdi di Milano, un’intensa attività concertistica e discografica in Italia e all’estero, sempre ricercando un equilibrio originale tra espressione accademica e innovazione jazzistica. Tra Bach e Bill Evans si potrebbe dire, come dimostra l’album Trio Grande registrato a Los Angeles con Peter Erskine, batteria, e Darek Oleszkievicz, basso. Il soffio bachiano è presente nell’iniziale Anna Magdalena, dedicata alla seconda moglie di Bach, musicista anch’ella, o in Valzer all’indietro, scandita dal respiro caldo del basso. Grazie a un pianismo sempre brillante, tutte le composizioni, sempre scritte da Colombo, dimostrano un senso profondo della storia musicale e guardano verso il futuro, fuori dalla finestra, senza dimenticare il passato, ciò che è conservato in cassaforte. Ciò che Bach ha deposto molti anni fa.

 

Corriere della sera – Claudio Sessa (Luglio2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Il miniaturista Colombo

Ciò che lega la musica del pianista Massimo Colombo al jazz contemporaneo è la sua sensibile capacità di unire spirito compositivo e spazi per l’improvvisazione. I suoi brani non sono pretesti per lasciare briglia sciolta ai solisti, ma sofisticate miniature che costituiscono l’«argomento» delle successive invenzioni. Il fatto è tanto più interessante in “Trio Grande” perché con lui suonano due notevoli personalità: il contrabbassista polacco Darek Oleszkiewicz, che negli Stati Uniti è più noto come Darek Oles e ha un suono profondo ed espressivo; e soprattutto la star dell’album, Peter Erskine, già batterista dei Weather Report, sempre fantasioso nei colori e mobile nei ritmi.

 

Il Giornale – Franco Fayenz (Luglio 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

La classe di Massimo Colombo

 Massimo Colombo, classe 1961, milanese, è pianista e compositore fra i più preparati e prolifici ed è musicista a 360 gradi, la qual cosa costituisce per chi scrive un nobile titolo di merito. Qui aggiunge una nuova chicca alla copiosa discografia a suo nome, presentandosi con Peter Erskine batteria (qualcuno lo ricorda in Italia nel 1972 con l’orchestra di Stan Kenton?) e Darek Oleskiewicz contrabbasso. I tre nomi giustificano il titolo del cd. Musica di Colombo, raffinata e interplay.

 

Music Zoom.it – Vittorio Lo Conte (Maggio 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Il pianista milanese Massimo Colombo ha una lunga carriera alle spalle fatta di tante incisioni nei tanti linguaggi della musica, anche il classico trio jazz insieme al contrabbasso ed alla batteria, con musicisti italiani ma anche con prestigiosi ospiti internazionali, ad esempio il disco con Jeff Berlin e Billy Cobham. Eccolo ora a presentare un disco di un certo pregio, fatto di atmosfere raffinate e momenti eleganti insieme a due ospiti dalla grande abilità strumentale, il batterista Peter Erskineed il contrabbassista polacco, ma residente in USA, Darek Oleszkiewicz. L´incontro fra i tre è avvenuto a Los Angeles in California in un´atmosfera speciale che ha stimolato la creatività dei tre. Tutte le composizioni sono di Colombo, perfettamente atte a mettere in evidenza il suo pianismo di matrice europea, molto comunicativo, lirico, fatto di melodie accattivanti e di note sempre comprensibili, senza troppi cambi di velocità o armonie complesse che allontanerebbero dal cuore della sua musica. Gli ospiti si prestano a questa operazione ed il loro contributo è notevole, specie Erskine dà moltissimo all´incisione con il suo raffinato gioco di spazzole, prendiamo ad esempio il Valzer all´indietro come esempio, con le belle linee del contrabbasso di Oleszkiewicz ad abbellire il tutto. È un brano in cui c´è tutta la poetica del pianista milanese insieme al gusto ed alla maestria dei suoi sidemen che fanno sì che la musica appaia tutta di un getto, senza divisione fra leader ed accompagnatori. Jane è una splendida ballad, poche note ma ricche di significato, lenta e maestosa nel suo sviluppo, fra i momenti migliori dell´album. È in momenti come questi che la bellezza dell´estetica di Colombo rifulge. Trio grande che dà il titolo all´album ha un tema più complesso dal punto di vista ritmico, ma poi la musica acquista ancora quel carattere inconfondibile che permea il disco in mezzo a folate di note del pianoforte ed il frizzante drumming di Peter Erskine. L´estetica di questo trio è inconfondibile, una voce importante in mezzo agli altri trii pianistici internazionali. La loro musica emana qualcosa di unico, si spera soltanto che trovino spazio dal vivo e che possano tornare ad incidere ancora insieme.

 

Silenziosa(mente) – Giulio Cancelliere.wordpress.com  (aprile 2015)

Trio Grande (2015 Crocevia di suoni)

Pianista tra i più attivi ed eclettici, Massimo Colombo ha appena pubblicato l’ultimo di una lunga serie di album a suo nome, nell’ambito di una discografia variegata che ruota attorno al fulcro del jazz, ma connotata anche di musica classica e contemporanea. 

È il trio la dimensione scelta ancora una volta, ma con nuovi e interessanti partner: il contrabbassista polacco  Darek Oleszkiewicz (Dianne Reeves, Jackie Ryan, Charles Lloyd, Brad Mehldau) e il batterista Peter Erskine, una delle macchine ritmiche dei Weather Report degli anni ’80 e di molti gruppi fusion, ma che vanta un’intensa attività anche nel jazz mainstream.L’album è stato inciso a Los Angeles — così racconta Colombo — e la sessione di registrazione si è svolta all’insegna della più spontanea collaborazione e professionalità.Il brano d’apertura, Anna Magdalena, dopo un incipit pianistico pensoso, si muove su un tema in crescendo per poi soffermarsi su un assolo di basso e, quindi, su un interludio vagamente flamenco, per poi reintrodurre il tema e lasciar il pianoforte libero di dialogare con la ritmica. In Valzer All’Indietro è ancora il contrabbasso che condivide il tema con il piano, ma è quest’ultimo, sullo swing incalzante del batterista, al conquistare il centro della scena. La ballad Jane ci riporta su un terreno più riflessivo con le spazzole di Erskine che accarezzano il rullante. Trio Grande, con l’intro che ricorda il miglior Tristano, è un brano dinamico che mette in evidenza le doti di improvvisatore del leader, la sua capacità di essere leggibile e originale. La Mia Spalla Sinistra — che sembra parafrasare il titolo di un drammatico film — è il brano più lungo del disco, ha una linea melodica interessante e complessa, a più sezioni,: dopo un solo di contrabbasso e di pianoforte, ritorna il lungo tema rielaborato e sviluppato in un’altra improvvisazione pianistica. Senz’altro più spensierato e sorridente Bah And Boh, dal vivace incedere bop, occasione anche per un breve assolo di Erskine. Stratego — presumo citazione di un vecchio gioco bellico da tavolo — si articola su una sorta di marcia funky molto coinvolgente. Il disco si avvia alla conclusione con Balcanico, un veloce sette ottavi (poi in cinque) in cui ancora Erskine si guadagna il proscenio e infine con la ballad Una Ragione In Più, cantabile e malinconica, che chiude un lavoro di livello, sia per i musicisti, sia per le composizioni, tutte originali di Colombo.

 

Jazzitalia - Roberto Biasco  (settembre 2012)

 Bach off beat (2012 Crocevia di suoni)

 

"Niente male quel Bach, se solo avesse avuto un buon batterista…." La citazione di Keith Richards, irriverente come si conviene al personaggio, torna in mente ogni volta che il "maestro di cappella" viene trascinato in ambito contemporaneo. E dire che in realtà di ottimi batteristi, seppure a posteriori, Johann Sebastian ne ha ne ha avuti tanti, a partire da Kenny Clarke e Connie Kay del glorioso Modern Jazz Quartet guidato da John Lewis, che a Bach ha sempre guardato con devota ammirazione. Le rivisitazioni in ambito jazzistico non si contano, basterebbe ricordare i nomi di Jack Loussier, degli Swingle Singers (chi non conosce la celeberrima sigla di "Quark"?).  Sono proprio questi i riferimenti d'obbligo di questo progetto, una sorta di "Bach with rithm", in cui un batterista ed un pianista "di jazz" – Ferdinando Faraò e Massimo Colombo- si insinuano in una classica formazione da camera, con tanto di oboe, corno inglese e clarinetto basso.  In particolare il pianista Massimo Colombo frequentatore sia del jazz che della musica "colta", sembra essere il regista del progetto, cui si prestano volentieri, con il gusto dell'improvvisazione e, perché no, del divertimento, gli austeri professori d'orchestra Omar Zoboli all'oboe, sax soprano e corno inglese, Yael Zamir al corno inglese ed alla voce e Sergio Delmastro al clarinetto e clarinetto basso. Le tre sonate di Bach, in tre movimenti ciascuna, opportunamente riarrangiate, sono alternate a tre composizioni originali, brevi pause di "riflessione improvvisata": "Agra Off Beat" di Omar Zoboli – con i profondi vocalizzi della voce di Yael Zamir, più vicini alla musica contemporanea che a Bach – "So Sad Off Beat" e "Folk Off Beat" due performance di Massimo Colombo, che spaziano tra George Gershwin e suggestioni lusitane. Il risultato finale è un album quanto mai piacevole ed intrigante, anche se potrebbe fare arricciare il naso sia ai "rigorosi" appassionati di musica classica, che ai "talebani" della tradizione afro-americana. D'accordo, forse non si può definire un album "di jazz", manca quel "senso del blues" che sprizzava da ogni nota di John Lewis e Milt Jackson, ma oggi come oggi, stabilire i contorni di questa parola magica è diventata impresa impossibile, se non del tutto inutile. Tutti gli altri, coloro che hanno voglia di fruire l'arte senza troppi steccati ideologici, potranno godere dell'ottima musica barocca, suonata ai massimi livelli, accompagnata dalle spazzole di una batteria che farà battere il piedino a chiunque. Seguiamo quindi l'assunto di Mario Brunello, che ha sempre affermato, senza dubbio alcuno: "Bach è buono per tutti, indispensabile per tutti" e lasciamoci irretire da una trama musicale che, a trecento anni di distanza, regge davvero bene qualsiasi rivisitazione.

 

 

All.about.jazz – Neri Pollastri (aprile 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

Non è certo facile avvicinarsi a Bach in modo "non accademico": i rischi sono quelli della banalizzazione, della caduta nel kitsch o, forse ancor peggio, dell'inutilità. Ma gli artefici di questo Bach Off Beat sono o esperti autori di musica barocca e contemporanea che il Bach "originale" lo conoscono molto bene (Zoboli, Zamir e Delmastro), o navigati e rigorosi jazzisti che l'hanno amato prima di gettarsi nella musica improvvisata (Colombo e Faraò): nessuno di loro, insomma, poteva avere l'intenzione di "usare" Bach, "ab-usando" di lui. Ecco quindi l'idea guida di questo progetto attorno a Bach: arrangiare per quintetto tre delle Triosonaten per organo del compositore di Eisenach, intervenendo in parte sul ritmo e aprendo in esse degli spazi improvvisativi. Un'idea rispettosa, neppure troppo distante da un concetto non meramente museale di "musica classica" e invece ben lontana da esperimenti alla Loussier o alla Uri Caine. In aggiunta, tre "code" improvvisate dal vivo, con l'intervento della voce. Il risultato è assai apprezzabile, perché le Triosonaten sono splendide e riscoprirle in una trascrizione che ne esalta la complessità assegnandone le parti a strumenti come sax, oboe, clarinetti e piano - con la non indifferente e straniante presenza della batteria - è un vero piacere. Ma anche perché gli inserti originali e le improvvisazioni che si aprono tra le righe rendono inconsueta, ma tutt'altro che balzana, la versione proposta dei capolavori barocchi. Diverso il discorso per le code improvvisate, anch'esse apprezzabili ma che hanno più il senso di un omaggio contemporaneo che, prendendo solo spunti da Bach, si muova in piena libertà - una distanza resa tangibile dagli interventi della Zamir, che qui lascia il corno inglese per esprimersi alla voce. Lavoro atipico, di difficile classificazione, ma per molti motivi degno di interesse e attenzione. Valutazione: 4 stelle

Nuove dissonanze.it – Jessica Di Bona (marzo 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

L'interscambio tra diversi generi musicali è il risultato della primordiale bramosia di ogni artista, il movente che porta avanti la commistione tra tradizioni diverse, tra epoche e percezioni differenti e a volte persino opposte e che rappresenta la via orientativa percorsa dagli autori di ''Bach off beat''.
Cinque musicisti si uniscono per dar vita all'istintuale voglia di mettere insieme per rinnovare, reinterpretare, riascoltare le trio sonate bachiane (rispettivamente: II in do minore, BWV 526; I in mi bemolle maggiore, BWV 525; VI in sol maggiore, BWV 530).
Massimo Colombo (pianista, compositore), oltre ad essere noto nel panorama jazz, non nasconde la passione per altri generi musicali e si occupa dell'arrangiamento delle sonate insieme ad Omar Zoboli (corno inglese, oboe, sax soprano), l'ideatore del lavoro, che nel brano Agra off beat duetta con la voce piacevolmente sirenica di Yael Zamir (corno inglese e vocals), soffusa ed a tratti evanescente in Folk off beat, decisa e crescente in So sad off beat, tutti brani concepiti quasi come delle improvvisazioni. Nondimeno non sono da sottovalutare la cadenza ritmica perseguita dalla batteria di Ferdinando Faraò e il clarinetto temperato ma non per questo flebile di Sergio Delmastro.
L'affiatamento artistico è ben delineato e ciò che colpisce è certamente l'approccio nuovo nei confronti di uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi. Tuttavia sembra che il manierismo sia d'obbligo dinanzi a certe opere ed a volte si ha l'impressione che l'intento calligrafico superi la ricerca dell'essenza, ma al contempo non potrebbe essere altrimenti, data la grandezza formale e sistematica del compositore di Eisenach, ed è forse proprio questa che impedisce la preponderanza netta di un genere altro, e che, primitiva e onnisciente, permane granitica, accanto ad apprezzabili virtuosismo e creatività di musicisti di un certo spessore, che bene alternano l'idea e l'interpretazione e che si cimentano in un'impresa affatto banale, bensì lungimirante e lodevole per la stessa ragione di essere stata concepita.

Corriere della sera – Enrico Girardi (marzo 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

Non c’è nulla di strano o di nuovo nel prendere i pezzi di J. S. Bach e arrangiarli in ogni modo possibile, perchè la musica del Sommo, dato l’altissimo grado di assolutezza e astrazione, si presta al gioco come quella di nessun altro compositore al mondo. Tra l’altro il quintetto che si rende artefice dell’operazione (Omar Zoboli all’oboe, Massimo Colombo al piano, Yael Zamir alla voce e al corno inglese, Sergio Del Mastro ai clarinetti e Ferdinando Faraò alle percussioni) trasforma in chiave jazz alcune Sonate senza scardinarne l’impianto armonico. Fin qui tutto bene, i musicisti sono bravi e il sound è divertente. Ma la parte più interessante e originale del cd sono i tre pezzi che Zoboli e Colombo scrivono ispirandosi a Bach solo alla lontana. Ma con un felice estro.

Eco di Bergamo – Renato Magni (febbraio 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

Un quintetto animato dal pianista Massimo Colombo e dal fiatista Omar Zoboli interpreta gli arrangiamenti di tre Trio Sonate di Bach (BWV 525, 526, 530), aggiungendo, a commento di ogni partitura bachiana, un brano a firma degli stessi Colombo e Zoboli. Ottimo esempio della sempre più necessaria ridefinizione dell’interazione tra compositore, esecutore e improvvisatore.

Libertà – Fabrizio Tassi (febbraio 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

Lasciamo perdere le domande oziose, tipo “Chissà se a Bach piacerebbe?”. Piace a noi contemporanei, e a questo dovrebbe bastare (e comunque, si, sarebbe piaciuto anche a Bach, se avesse avuto l’opportunità di conoscere Benny Goodman, Dizzy Gillespie, John Coltrane…). Stiamo parlando dell’ultimo progetto firmato Massimo Colombo, noto pianista e compositore non solo jazz (che insegna al Conservatorio “Giuseppe Verdi di Milano e al CPM Music Institute di Milano), conosciuto dalle nostre parti anche per la preziosa collaborazione con l’Arcipelago nell’ideazione del “Bià Jazz Festival”. Bach off Beat ci riguarda anche perchè tra i suoi protagonisti c’è Sergio Del Mastro, direttore dell’Accademia Musicale dell’Annunciata, oltre che ottimo clarinettista e docente a Lugano. Altro nome eccellente, oltre che ideatore dell’impresa, è Omar Zoboli, strumentista italiano tra i più conosciuti al mondo, oboista, grande interprete di musica barocca, acclamato sia per i suoi concerti che per le incisioni discografiche. Ha collaborato anche Yael Zamir che vive a Tel Aviv ma suona in diverse orchestre tedesche. Un misto di musicisti classici e jazz per un cd che reinterpreta le Trio Sonatas di Bach BWV 525, 526, 530). Zoboli e Colombo hanno costruito arrangiamenti raffinati e spensierati che a volte sono ludici-ironici e altre sono “pensiero sul pensiero”, una forma musicale costruita sull’altra (o meglio, dentro, insieme all’altra), alternati a spazi di riflessione-improvvisazione molto personali. Massimo Colombo, che suona Bach da quando ha 9 anni e che ama il maestro tedesco più di ogni altro, ha realizzato questo disco come fosse un gesto di riconoscenza e devozione. Sentimenti testimoniati dal suo pianoforte, con la consueta intelligenza ed eleganza. Da ascoltare.

Fuori tono – Luca Pavanel - blog il Giornale (gennaio 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

Qualche volta è pericoloso prendere la “musica forte” dei giganti, come ama definirla ultimamente il musicologo Quirino Principe, e passarla nel filtro della cosiddetta modernità e le sue multiforme proposte. Vedi Bach, non di rado rivisto e corretto, riproposto. E pazienza se a volte gli esiti sono risultati modesti o discutibili; è capitatato anche se i propositi al principio erano buoni.
Non è il caso dell’operazione targata Zoboli-Colombo-Zamir-Delmastro-Faraò. Del resto non poteva essere diversamente, visto il livello dei musicisti in campo. Se l’intenziore era quella di sottolineare/esaltare l’eterna “attualità” dei compositore di Eisenach, missione compiuta: lo dimostrano sia le generali scelte interpretative sia gli interventi pianistici di Massimo Colombo all’insegna dell’invenzione improvvisativa.
Non è un mistero che Johann Sebastian allo strumento fu anche un grandissimo improvvisatore; e probabilmente, si fa centro a pensare che molta della sua musica sia nata proprio nel corso delle sue innumerevoli immaginazioni estemporanee. Che ancora oggi sono materia di riflessione e danno lo spunto per imitazioni, variazioni e ri-visitazioni personali.
L’incisione di Colombo & Co. ha un altro pregio – che i cultori bachiani integralisti e gli amanti dei circoli esclusivi forse potrebbero considerare una leggera pecca (se ne faranno una ragione…) -: può piacere a più di un pubblico; sia a quello degli appassionati di Classica sia ai cultori del jazz: i primi potranno scoprire quel che si può fare di diverso con materiale pregiato di secoli fa; i secondi, apprezzando la polifonia di stampo europeo, scoprire (o ri-cordarsi) che la storia dell’improvvisazione ha radici assai lontane, anche nella scrittura del kapellmeister di Lipsia.

Music zoom – Vittorio Lo Conte (gennaio 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

I dischi crossover fra classica e jazz non sono più una novità e sia Bach che Chopin sono stati proposti in versione swinganti. Chi è ad esempio che non si ricorda le famose incisioni del pianista francese Jaques Loussier? Massimo Colombo ha da sempre apprezzato la musica di Bach, nonostante sia un appassionato jazzista, e quindi non si è lasciato scappare l´occasione, una volta che c´erano insieme i musicisti giusti, di partecipare ad un album dedicato alla musica del grande compositore tedesco fatta con leggerezza, mettendoci dentro una batteria ed un poco di improvvisazione._Una soluzione divertente che poco ha a che fare con quello che altri jazzisti hanno già fatto, e cioè il rendere la musica antica compatibile con lo swing afroamericano. L´ideatore del progetto è stato Omar Zoboli all´oboe, corno inglese e sax soprano, gli altri partecipanti sono Yael Zamir al corno inglese ed alla voce, Sergio Delmastro ai clarinetti e Ferdinando Faraò alla batteria, tutti musicisti, tranne il batterista, ovviamente, a loro agio con il mondo della musica classica fatto di orchestre ed ensemble da camera. In mezzo ai brani di Bach, eseguiti in trio, ci sono due brani stilisticamente diversi dalla musica barocca: Agra Off Beat di Zoboli e So Sad Off Beat di Colombo. La musica di Bach funziona resa anche in questo modo, senza organo e con un pianoforte che sta sulle sue.

A proposito di Jazz – Gerlando Gatto (gennaio 2012)
Bach off beat (Crocevia di suoni)

Si fanno sempre più frequenti le commistioni tra jazz e musica colta e occorre sottolineare come oramai questo tipo di operazione sia supportato da una ben definita progettualità e da una approfondita conoscenza di ambedue le materie trattate. Questo album non sfugge alla regola ché anzi ci presenta un gruppo di tutto rispetto composto sia da jazzisti sia da musicisti provenienti dall’area colta, in grado di ben eseguire le partiture bachiane. In realtà qui ci si rivolge ad un aspetto precipuo della vastissima produzione di Bach, vale a dire il “Trio Sonatas” per organo cioè la II in do minore BWV 526, la I in mi bemolle maggiore BWV 525 e la VI in sol maggiore BWV 530. Il gruppo, come si accennava, è misto: Omar Zoboli (oboe, corno inglese, sax soprano) è solista avvezzo a frequentare la musica da camera, quella contemporanea e quella barocca; anche la vocalist e solista di corno inglese Yael Zamir e il clarinettista Sergio Delmastro appartengono più o meno allo stesso ambiente; viceversa Massimo Colombo, (pianista di vaglia e valido arrangiatore) e Ferdinando Faraò (batterista e compositore) sono due fra i più acclamati solisti della scena jazzistica nazionale; ebbene il connubio è perfettamente riuscito e le improvvisazioni di Colombo si legano perfettamente con quelle dei compagni d’avventura dando all’album un’assoluta coerenza di fondo. Obiettivo particolarmente difficile da raggiungere in quanto non ci si è limitati ad arrangiare le composizioni di Bach ma intorno e dentro le stesse sono state inserite, come le definiscono gli stessi musicisti, delle “brevi pause di riflessione improvvisata” che se mal concepite avrebbero rischiato di rovinare il tutto.


Il Manifesto – Alias – Guido Festinese (marzo 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

S’è spesso abusato, in Italia, della definizione “terra di nessuno”, per tentare di descrivere note e operato di musicisti che sembrano aver buttato il cuore oltre l’ostacolo dei “generi”, decidendo di continuare a operare in un crocevia a volte affollato, a volte deserto dove musica scritta e improvvisazione si incontrano. Massimo Colombo è uno di questi, e questa raccolta, divisa in nove Notturni, un Duo Fantasia, quindici immagini e due brani costruiti “jazzisticamente” è, nelle intenzioni, propedeutica per chi è formato alla diteggiatura “classica”, ma ha legittime curiosità per l’approccio jazz. Si potrebbe pensare ad un arido esercizio di stile: vero il contrario, perchè ogni singolo brano è godibile, direbbe il “Principe”, “a prescindere”. E la voce lirica del sax soprano di Clemente è perfetto pendant dei tasti bianchi e neri.

All-about-jazzVincenzo Roggero (marzo 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

Disco intrigante e atipico quello licenziato dal pianista Massimo Colombo e dal sassofonista Felice Clemente. Perché se è vero che di incroci pericolosi tra musica classica e musica improvvisata è costellata la storia del jazz in questo Doppia Traccia vi è un approccio molto naturale e rispettoso, semplice nell'accezione più alta del termine, che lo differenzia dalla maggioranza di operazioni similari, spesso contrassegnate da ridondanze presuntuose o da eccessivi intellettualismi.
I nove "Notturni (op. 581)" sono composizioni per sax e pianoforte ispirate alla celebre raccolta di Frédéric Chopin. Pianoforte e soprano tracciano linee semplici e delicate, che sembrano non voler disturbare la bellezza intrinseca delle composizioni, in questo modo esaltandole ed elevandole ad uno stato di purezza assoluta.
"Duo Fantasia (op. 624)" è una sorta di volano tra il clima "crepuscolare" dei Notturni e quello multicolore delle successive "Immagini (op. 480)". Si conserva il clima intimistico e riflessivo ma la trama si fa più articolata e intricata, con l'aspetto ritmico che crea movimento e favorisce i momenti improvvisativi.
Poi arrivano le quindici "Immagini" per piano solo, quindici bozzetti musicali che spaziano dal blues alla musica brasiliana, dal jazz alla musica etnica, dalla forma ballad alla canzone. La maggior parte supera appena il minuto di durata ma non importa, in quella manciata di secondi si intuisce un mondo, si nascondono paesaggi e la mente può vagare tra fantasia e realtà, tra ricordi e speranze.
Chiudono il disco due brani più strutturati nei quali il soprano di Felice Clemente ritorna a dialogare con il pianoforte di Colombo in una sorta di riflessione finale sulla possibile convivenza tra musica colta e musica improvvisata.

Eco di Bergamo – Renato Magni (marzo 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

Pianista milanese e jazzista, Massimo Colombo ha da tempo evidenziato la propria propensione per la composizione. Coadiuvato dal sassofono soprano di Felice Clemente, snocciola qui “Notturni” e, in solitaria prova tastieristica, i quindici numeri del ciclo “Immagini”, oltre altre due composizioni che danno maggiore spazio all’improvvisazione

Jazzit magazineSergio Pasquandrea (marzo 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)
 
Negli anni Massimo Colombo ha elaborato un vasto corpus di composizioni nelle quali il linguaggio jazz è stilizzato con pratiche di origine classica, anche a scopo didattico. Un esempio sono i brani contenuti in questo cd: ètudes spesso brevissimi, dove soluzioni armoniche e ritmiche di matrice jazz si fondono con cura per la nitidezza timbrica e per la consequenzialità formale, che li apparentano alla musica classica. A volte, come nei Notturni, prevale il versante classico, altre, come in Duo Fantasia, quello jazz, mentre le Immagini sono ognuna una miniatura esemplificativa di un particolare stile jazzistico.

SuonoPier Luigi Zanzi (marzo 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

Lavoro molto particolare e caratterizzato, questo, in cui Massimo Colombo, al pianoforte, suona una prima parte del cd con Felice Clemente al sax soprano ed una seconda in solitudine. Le due anime del progetto sono piuttosto diverse; nella parte in solitaria vengono affrontati quasi in forma di studi e/o variazioni elementi e generi musicali specifici, passando davvero per molte cose differenti (blues, jazz, classica di varia estrazione, omaggi anche espliciti tra cui uno molto riuscito alla Penguin Cafè Orchestra), mentre in duo le composizioni hanno una matrice ancor più colta e si fanno più intime, talvolta appena involute ma anche capaci di aperture melodiche riuscite ed efficaci. Un limite è forse proprio nel fatto che si fatica ad integrare un ascolto che si destinerebbe più volentieri a due cd differenti.

A proposito di jazzGerlando Gatto ( aprile 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

Alle volte si dovrebbe evitare di leggere le note che accompagnano i CD; così in questo caso uno legge – cito testualmente – “si tratta di materiale di ausilio allo studio della musica classica a indirizzo jazzistico che va interpretato con swing e con piccole parti da improvvisare per le quali è necessario avere una buona pratica nel jazz” e lascia perdere. E farebbe male ché in realtà, a parte lo scopo per cui è stato inciso, si tratta di un disco valido. Innanzitutto i due protagonisti sono eccellenti musicisti: Massimo Colombo è pianista dalla tecnica sopraffina, dal tocco elegante ed incisivo e dalla fervida inventiva mentre Felice Clemente al sax soprano dimostra di aver ben assimilato la lezione dei “grandi” sopranisti  del passato pur avendo sviluppato un linguaggio abbastanza personale.
I due affrontano un repertorio, scritto da Colombo, che, per l’appunto, vuol coniugare musica improvvisata e musica classica ma lo fanno senza alcuna presunzione lasciando che la musica parli da sola senza quegli inutili intellettualismi purtroppo tanto presenti nell’odierna realtà. Ecco, quindi, una serie di nove “Notturni” che ricalcano il clima caro a Chopin senza, ovviamente, avere la pretesa di scimmiottare alcunché. Il “Duo Fantasia” rappresenta una sorta di ponte verso le successive quindici “Immagini”, una serie di deliziosi bozzetti per piano solo, che visitano terreni assai diversificati quali il jazz, il blues, la musica brasiliana, la musica etnica, la canzone. A chiudere ancora due brani eseguiti dal duo, “L’insaziabile tono” e “La linea di spago”, in cui Colombo e Clemente tirano le fila del discorso sviluppato in precedenza.

THE JAZZ YEARBOOK 2011 - Pier Luigi Zanzi
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

Doppia Traccia (Crocevia di Suoni Records) CDS003. SCELTO DA THE YEARBOOK 2011 TRA LE MIGLIORI PRODUZIONI DELL'ANNO. molto particolare e caratterizzato, questo, in cui Massimo Colombo, al pianoforte, suona una prima parte del cd con Felice Clemente al sax soprano ed una seconda in solitudine. Le due anime del progetto sono piuttosto diverse; nella parte in solitaria vengono affrontati quasi in forma di studi e/o variazioni elementi e generi musicali specifici, passando davvero per molte cose differenti (blues, jazz, classica di varia estrazione, omaggi anche espliciti tra cui uno molto riuscito alla Penguin Cafè Orchestra), mentre in duo le composizioni hanno una matrice ancor più colta e si fanno più intime, talvolta appena involute ma anche capaci di aperture melodiche riuscite ed efficaci. Un limite è forse proprio nel fatto che si fatica ad integrare un ascolto che si destinerebbe più volentieri a due cd differenti.

VENTOAZUL.JP (JAPAN) - marzo 2011
"DOPPIA TRACCIA" - Massimo Colombo & Felice Clemente - CROCEVIA DI SUONI CDS003 ジェフ・バーリン、ビリー・コブハムと組んだアルバム「Caravaggio」が大評判だったマッシモ・コロンボ。 オーソドックスなジャズ・ピアノ・スタイルからフュージョン系、クラシック系までマルチにこなす才人です。 このアルバムは、彼のクラシカルな一面を大きくフィーチャーした作品といえばいいでしょうか。 9楽章からなるデュオ「Notturni」、17楽章からなるソロ「Immagini」をメインにしたアルバムです。 前者では、進境著しいフェリス・クレメンテをパートナーに起用。 各種サックスを吹きこなすことで知られる彼ですが、ここではソプラノ・サックスに専念。 艶やかな高音を生かしたプレイで、マッシモのピアノとわたりあっています。 クラシック・ファンで、ジャズも聴いてみたいというひとには特にオススメです。

GentlemenAndrea Milanesi (maggio 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)
Discorso a parte meritano infine il sassofonista Felice Clemente e il pianista Massimo Colombo, che si sono dati appuntamento tra i righi del pentagramma di una musica scritta e di chiara ispirazione classicheggiante

Note sospeseRiccardo Storti (agosto 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

È sempre un estremo piacere avere la fortuna di accedere – di tanto in tanto – nel giardino sonoro del pianista jazz Massimo Colombo. In questa sua recente Doppia traccia (Crocevia di Suoni Records, 2010), Colombo si avvale della compagnia di Felice Clemente al sassofono soprano . Il duo firma per intero il CD, benché il fiatista compaia per 4/5 delle composizioni presentate. Le “due tracce” a cui si fa riferimento, riguardano due mondi musicali, apparentemente lontani tra loro: il jazz e la musica classica. Come lo stesso Colombo mette in evidenza nelle note di copertina, il milieu proposto contiene brani jazz per pianisti classici curiosi oppure pezzi dalla severità classica da alleggerire con una buona dose di swing. Dipende quale punto d’ascolto si decida di selezionare. In realtà, Colombo mi suggerisce ad un approccio molto più libero, ma non per questo “incosciente”. Mi spiego meglio: partiamo subito dai 9 Notturni che subito si diffondono dalle casse del nostro stereo, appena inseriamo il CD nel lettore. Colombo ci avverte che la fonte di ispirazione è Chopin. Ma – per favore – non vestiamo i panni pedanti del filologo per forza; semmai fiutiamo il mood che tra gli arpeggi del pianoforte e le sinuosità sensuali del sax si dipana nota dopo nota. E ci accorgiamo, quasi per magia, che questo apocrifo Chopin punta a Bill Evans, sembrando un impressionista offshore oltre Debussy. Però, sotto sotto, da appassionato del prog italiano anni Settanta, percepisco le tenui atmosfere di un altro duo, quello di Franco D’Andrea e Claudio Fasoli nei Perigeo.
In Duo fantasia è, invece, interessante notare come i vari assi portanti si intersichino in un quadro di notevole complessità. Il tempo è jazz (si parte con un contagioso 5/4) così come gli spread improvvisativi del sax, ma la tenuta orchestrale del pianoforte non si schioda dalla solida architrave contrappuntistica, quella che garantisce una meccanicità per nulla fredda, semmai naturalmente rigorosa con balzi extratonali dalle simpatie novecentesche. L’insaziabile tono e La linea di spago tentano quasi un recuoero della forma sonata in ambito jazz: esposizione, sviluppo e ripresa ma attraverso il quid di un’estemporaneità calcolata. Lo scambio di frasi tra i due attori, rasenta una sorta di concertismo da toccata, al di fuori del tempo e del genere. Se in L’insaziabile tono risulta più evidente il gioco della libera dissonanza, in La linea di spago prevale la ricerca di una probabile melodia composto, scomposta e ricomposta secondo un continuo scavalcamento di frontiere musicali. Per il piano solo, Colombo si ritaglia un mazzo di deliziose miniature dal titolo evocativo, Immagini. Velocissimi ritratti di sensazioni che spaziano dal blues (Microbico blues, Sardonico, Quante quinte) alla musica popolare (il Sud America carioca di Brasiliando, gli iberismi di Madrid, un Ex etnico che sa tanto di bartokiano microcosmo magiaro) attraverso ipotetici omaggi (Il sorriso di Ada dalla seducente trama contrappuntistica; Pat and Lyle riferita a Metheny e Mays, To McCoy, il barocco da colonna sonora minimalista di Corale pop), quadretti con soggetto (Il gatto nel piano, La fuga del pinguino assai brubeckiana, la quasi romantica Il destino dell’oca) e varietà temporali (Semplice tre, le scale veloci di Spedito e condito).

Nuove dissonanzeMaurizio Bignone (novembre 2011)
Doppia traccia (Crocevia di suoni records)

CD del mese – Doppia traccia, disco dai due volti. Spesso un CD devi ascoltarlo diverse volte per apprezzare appieno le sue qualità,  ogni tanto capita invece che la musica scivola via come quando sorseggi un bicchiere d’acqua fresca e menta in una calda notte d’estate. È il caso di “Doppia Traccia” di Massimo Colombo nella doppia veste di musicista e compositore,  e Felice Clemente sassofonista brillante che abbiamo già avuto modo di conoscere. Un CD certamente semplice che soddisfa appieno sia il gusto dell’ascoltatore onnivoro che di chi poco avvezzo è alle sonorità jazzistiche, anzi al contrario lo avvicina a questo mondo prendendolo dolcemente per mano. Per scelta non leggo mai le note scritte dell’autore se non dopo un attento ascolto e solo per capire se le mie sensazioni corrispondono a quello che l’artista vuole proporci. Sono brani, piccoli brani, delle miniature delicate che sembrano chiedere di essere suonate da chi fa pratica musicale, come fossero studi di un percorso ben definito e che l’allievo deve percorrere, ed infatti è così, lo stesso compositore lo dichiara come afferma anche che la musica contenuta nel CD è scritta. Io invece ritengo che alcuni spazi, piccoli spazi, sono dedicati all’improvvisazione pura come nel caso del V notturno in cui Clemente si lancia in fraseggi tipici della sua musicalità. Musica scritta e musica improvvisata insieme, un connubio non sempre di facile realizzazione ma qui i due musicisti forniscono una buona prova perché mettono dentro tutta la loro arte con grande rispetto per la composizione, loro sono solo il tramite tra lo scritto e il non scritto, ne deriva quindi un respiro comune che ne esalta il tutto. Il CD è così originale, genuino, pregevole e sincero, mai ostentato. Il pianismo raffinato di Colombo ben si sposa con l’altruismo poetico del sax soprano di Clemente, insieme sia nei “Notturni” dal sapore melanconico, dove la musica barocca e medievale si sposa con i primi rudimenti del minimalismo e del jazz, che nel brano “Duo fantasia”. A seguire le “Immagini”, 15 brevissimi brani per solo pianoforte… una bella chicca.  Che dire… l’ascolto di questo CD da serenità e compagnia nei momenti di intima solitudine, un compagno di viaggio da tenere sempre a portata di mano.


Recensioni 2000 - 2010

Musicboom - Cosimo Parisi - (dicembre 2010)
Doppia traccia - Crocevia di suoni

Il pianista Massimo Colombo e Felice Clemente al sax soprano hanno fatto le cose proprio in grande: nuove composizioni e arrangiamenti, uno sguardo a 360 gradi sul mondo del jazz contemporaneo ed una registrazione audiofila, cosa non proprio scontata nel mondo delle piccole case discografiche indipendenti. La musica del duo è di una cristallina purezza. I 9 notturni sono ispirati all´opera di Frederic Chopin, pensando a melodie cantabili ed al grande Bill Evans. A seguire le "Immagini Op. 480", eseguite in piano solo. In questa seconda parte c´è l´omaggio al jazz moderno, al blues, a Pat (Metheny) e Lyle (May), a McCoy Tyner, al Brasile, al genere etnico. Colombo di esprime per composizioni brevi, preferendo lasciare da parte le architetture complesse. Felice Clemente, ben colto in sala di registrazione, si esprime con un suono molto lirico, che emoziona subito. La magia della comunicazione fra i due è presente, tirata fuori a iosa dal pentagramma, così come la bellezza dei tanti momenti, ben 15 composizioni, in piano solo. Da non dimenticare l´apporto del tecnico del suono, che ha colto nel modo migliore l´avventura dei due in studio di registrazione.

Jazzitalia - Francesco Martinelli - (dicembre 2010)
Doppia traccia - Crocevia di suoni

Pensate alla differenza tra la cucina arzigogolata e indigeribile di certi ristoranti alla moda, e alla forza di certi piatti semplici che si basano sulla qualità degli ingredienti: è questo che ci propone Massimo Colombo, un pasto musicale nutriente e sano, in cui i sapori diversi si valorizzano a vicenda. Un pianoforte, un soprano e 27 brevi brani, nella tradizione degli studi per pianoforte o dei fogli d'album ottocenteschi, pensati forse per la pratica musicale ma capaci proprio come le analoghe raccolte di Chopin o Schumann di acquisire vita artistica propria per la qualità musicale del materiale. Al centro del Cd sta il "Duo Fantasia" di circa 6 minuti, ma tutti gli altri brani – raccolti in due cicli rispettivamente di 9 e 17 pezzi – sono in genere assai più brevi, certi anche sotto il minuto. Noto per la sua attività compositiva – i suoi brani sono stati incisi da alcuni dei maggiori jazzisti italiani, oltre che dai gruppi guidati dallo stesso Colombo – il pianista milanese raggiunge in questo Cd una sintesi unica tra qualità del materiale musicale, inventiva melodica e semplicità dell'esposizione. Utili per gli studenti, i brani sono utilissimi per l'ascoltatore: infatti al di là del piacere che dà all'ascolto musica così ben pensata e interconnessa essi dimostrano in modo cristallino l'artificiosità delle divisioni in generi. Musica brasiliana, jazz-rock, blues, musica da camera e barocco europeo, musiche etniche e jazz, su tutti questi paesaggi si affaccia con leggerezza l'immaginazione di Colombo, brillantemente assistito al sax soprano da Felice Clemente; in modo leggero ma nel senso di non ponderoso, non in quello di superficiale, perchè la semplicità e un tratto di ironia trasmettono anche un grande rispetto per la tradizione musicale propria e quella degli altri, alla maniera dei compositori del Novecento che non hanno saccheggiato il patrimonio popolare ma l'hanno documentato ed esaltato, come Villa-Lobos e Bartok. Il punto di riferimento qui è certamente infatti la musica classica europea, evocata nell'uso del tempo e nella scelta delle dinamiche e dei timbri; e tuttavia niente è più jazzistico di certi passaggi improvvisati e di certe sospensioni swing nel ritmo, presenti soprattutto nel "Duo Fantasia" centrale ma che affiorano costantemente lungo tutto il corso del disco.Se avete un amico appassionato di musica classica che dice di "non capire" il jazz, fategli sentire questo disco, metterà in discussione le sue certezze!CD del mese – Doppia traccia, disco dai due volti. Spesso un CD devi ascoltarlo diverse volte per apprezzare appieno le sue qualità, ogni tanto capita invece che la musica scivola via come quando sorseggi un bicchiere d’acqua fresca e menta in una calda notte d’estate. È il caso di “Doppia Traccia” di Massimo Colombo nella doppia veste di musicista e compositore, e Felice Clemente sassofonista brillante che abbiamo già avuto modo di conoscere. Un CD certamente semplice che soddisfa appieno sia il gusto dell’ascoltatore onnivoro che di chi poco avvezzo è alle sonorità jazzistiche, anzi al contrario lo avvicina a questo mondo prendendolo dolcemente per mano. Per scelta non leggo mai le note scritte dell’autore se non dopo un attento ascolto e solo per capire se le mie sensazioni corrispondono a quello che l’artista vuole proporci. Sono brani, piccoli brani, delle miniature delicate che sembrano chiedere di essere suonate da chi fa pratica musicale, come fossero studi di un percorso ben definito e che l’allievo deve percorrere, ed infatti è così, lo stesso compositore lo dichiara come afferma anche che la musica contenuta nel CD è scritta. Io invece ritengo che alcuni spazi, piccoli spazi, sono dedicati all’improvvisazione pura come nel caso del V notturno in cui Clemente si lancia in fraseggi tipici della sua musicalità. Musica scritta e musica improvvisata insieme, un connubio non sempre di facile realizzazione ma qui i due musicisti forniscono una buona prova perché mettono dentro tutta la loro arte con grande rispetto per la composizione, loro sono solo il tramite tra lo scritto e il non scritto, ne deriva quindi un respiro comune che ne esalta il tutto. Il CD è così originale, genuino, pregevole e sincero, mai ostentato. Il pianismo raffinato di Colombo ben si sposa con l’altruismo poetico del sax soprano di Clemente, insieme sia nei “Notturni” dal sapore melanconico, dove la musica barocca e medievale si sposa con i primi rudimenti del minimalismo e del jazz, che nel brano “Duo fantasia”. A seguire le “Immagini”, 15 brevissimi brani per solo pianoforte… una bella chicca. Che dire… l’ascolto di questo CD da serenità e compagnia nei momenti di intima solitudine, un compagno di viaggio da tenere sempre a portata di mano.

Strumenti musicali
 - Giuseppe panenero (giugno 2008)
Il gioco delle forme - Splasc (H) 

Compositore, arrangiatore, tastierista e pianista jazz, Massimo Colombo è uno dei più dotati rappresentanti di quella che vorremmo definire la “strada italiana” del jazz e della musica colta. Nella sua carriera musicale ha spaziato tra funk e jazz, tra world music ed ethno, sempre con la gran classe musicale che non da oggi lo colloca tra i più interessanti pianisti italiani. Con Yuri Goloubev e Asaf Sirkis, Colombo propone un lavoro che ruota sì attorno alle sue composizioni e al suo grande piacere per l’improvvisazione, ma che ha nell’interplay con i suoi due compagni di viaggio la sua massimaconnotazione. Un antidoto al pattume musicale oggi imperante.

Jazzit 
- Sergio Pasquandrea (luglio-agosto 2008)
Il gioco delle forme - Splasc (H) 

Chissà perché quando si parla di arte (e tanto più di jazz), dire che una cosa è “pensata” suona quasi sempre come una critica. Come se la spontaneità fosse un valore in sé, e il pensiero un elemento corruttore. E invece questo disco di Massimo Colombo dimostra che pensiero ed espressione artistica possono andare d’accordissimo. Pianista, ma anche compositore prolificissimo e instancabile didatta, Colombo fa della chiarezza e della lucidità i cardini della propria poetica. Esemplare la suite “In breve”, che occupa la prima metà del disco: nove miniature pianistiche, perlopiù intorno al paio di minuti, che assumono quasi il carattere di ètudes jazzistici, dove una breve cellula melodica, ritmica o formale è esposta e sviluppata in maniera concisa e cristallina. Musica che mantiene sempre un passo pacato, geometrico, che evita sfoghi di emotività fine a se stessa e trova la sua ragion d’essere nella cura dei dettagli, nella consequenzialità, nella misura perfettamente calibrata delle architetture formali. Colombo sfoggia una padronanza tecnica e un controllo del materiale compositivo davvero esemplari e il disco regala momenti di grande lirismo e suggestione. La riuscita, infine, si deve anche al lavoro raffinato e sensibilissimo della ritmica, con Goloubev e Sirkis impegnati in un costante ascolto reciproco e in un’interazione millimetrica.

Musicboom.it 
 - 
Cosimo Parisi (luglio 2008)
Il gioco delle forme - Splasc (H) 

Una suite per trio. Il ritorno alla forma del trio per il pianista milanese coincide con il terzo lavoro per la Splasc(h) con questo tipo di formazione (senza dimenticare l´ottima incisione con Jeff Berlin e Billy Cobham di qualche anno fa, apparsa su un´altra casa discografica). Al solito presenta composizioni proprie ed un pianismo dal contenuto europeo, questa volta però prestando attenzione piú al lavoro ritmico che a melodie dalla facile fruizione. I due bravi comprimari Yuri Golubev al contrabbasso e Asaf Sirkif alla batteria si prestano al gioco girando liberi intorno alle forme che la tastiera presenta, un suono italiano che pure prende le distanze dai corifei del genere come Enrico Pieranunzi. La capacità di Colombo di dare una veste organica e concisa alle narrazioni è notevole, cosí come il sapere immettere in paesaggi espressivi soffusi ed eleganti i dubbi di un ritmo che si interroga sulle origini di questa musica. Dopo i brevi bozzetti, ben nove, racchiusi nella "In breve suite" il trio si esprime in brani costruiti su durate piú consuete, senza mai perdere il filo del discorso, nonostante la libertà ritimica concessasi. Sul finale "Maelstrom Suite, dedicato a Lennie Tristano, Colombo, da solo, si lascia andare in gorghi ritmici in cui il collega italo americano gli fa di ispirazione, senza perdere la propria identità, quasi un novello Ulisse che davanti al richiamo delle sirene gode della loro bellezza nonostante il pericolo.

Jazzitalia
 - 
Giuseppe Andrea Liberti (settembre 2008)
Il gioco delle forme - Splasc (H) 

Il tangram è un antico gioco orientale, nato in Cina. Consiste nel creare forme e figure tramite l'utilizzo di pochi elementi. Tutto sta nel saper lavorare con la fantasia e la geometria. Un gioco delle forme, proprio come quello proposto da HYPERLINK "http://www.jazzitalia.net/artisti/massimocolombo.asp"Massimo Colombo in questo suo ultimo lavoro per la Splasc(h). Un piano trio aperto al dialogo tra i musicisti, che si concedono equamente spazio l'un l'altro scambiandosi idee ed occasioni. La gamma di idee del leader, affermatissimo compositore e performer, viene messa in bella mostra nella suite d'apertura, "In breve suite (op. 597)". Nove gemme musicali, che spaziano dalla rapsodia al jazz di matrice europea. La sesta parte della suite evidenzia in particolar modo il grande pregio del interplay tra i musicisti, naturale e senza forzature.  Unica traccia in piano solo, la suite finale "Maelstrom suite (op. 606)", dedicata a Lennie Tristano. Ed ecco gli echi della tradizione classica, che Tristano portò a suo tempo nel jazz e che oggi Colombo ripropone proprio in suo onore. Un fluire continuo di note, intervallato solo da alcuni momenti più lenti, rarefatti. Una sezione ritmica di cui abbiamo già parlato nel disco dell'SGS Group (formato dai due e dal pianista inglese Gwylim Simcock) e che conferma tutte le impressioni,ampiamente positive, dei precedenti ascolti. Asaf Sirkis è un dispensatore di energia sulla batteria, e non perde occasione per colorare i brani tramite l'utilizzo dell'intera gamma di suoni del suo strumento. Un incedere mai eccessivo, che anzi mette ancora più in risalto i soli colleghi. Dal canto suo, si dimostra ancora una volta un ottimo contrabbassista, capace di tenere ogni tempo e, al momento opportuno, costruire degli assoli intensi, profondi come le note del suo compagno di vita. "Frequenti lamenti" è la prova delle sue capacità: un minuto di note basse, su un tappeto flebile costruito da Sirkis. Una coppia di lusso che ha già realizzato molto e che speriamo possa continuare a cooperare ancora a lungo. Comporre, provare, controbattere. Un formidabile tangram sonoro modella con la maestria dello sperimentatore e del creativo.

Class
 - Andrea Milanesi (ottobre 2008)
Il gioco delle forme - Splasc (H) 

Massimo Colombo è un raffinato compositore, ma anche un eccellente pianista. Il jazz è la sua passione, ma ha studiato ed assimilato i grandi maestri della musica colta del Novecento ed è assolutamente convinto che la musica classica sia necessaria per capire e suonare il jazz; almeno, il suo jazz. Alla sua corposa discografia, che include anche colonne sonore e incisioni con la Filarmonica della Scala diretta da Muti, si aggiunge oggi un nuovo titolo, “il gioco delle forme”; ulteriore testimonianza di come le barriere tra generi esistano solo nella mente di chi le continua a costruire, ma non nel cuore di chi semplicemente ama la vera musica, in piena libertà e senza pregiudizi.

Jazz Magazine - 
Lauro Tamburi (maggio 2008) 
Caravaggio - Nicolosi productions

Ristampato, sulla scia dello sceneggiato tv, questo bell’album in trio del 2005, con l’aggiunta di una succosa bonus track. Il pianista – noto anche per le sue esibizioni alle tastiere con i Linea C e i molteplici progetti da solista – sviluppa un disegno nitido e vibrante, con un sound giocato sui registri e uno sviluppo melodico aperto, molto all’europea. Eccellenti i due partner, che non hanno bisogno di presentazioni: Jeff Berlin al basso elettrico offre assoli da antologia e Billy Cobham conosce il tempo intimamente come pochissimi. Da segnalare l’omaggio a Monk, la swingante “Da umori a timori” e “Claude”, prova egregia di piano solo. 

Mentelocale.it 
- Riccardo Storti (gennaio 2008)
Caravaggio - Nicolosi productions

È un vero peccato che determinati CD non riescano a raggiungere il cosiddetto "grande pubblico", soprattutto quando si tocca il tasto del jazz. Pensiamo solo allo sforzo che c'è dietro al pregevole lavoro del pianista e compositore milanese Massimo Colombo (già con i Linea C di Walter Calloni e Stefano Cerri, poi sostituito da Attilio Zanchi). Al di là delle brillanti tracce, che sfrecciano con piacevole leggerezza sull'onda di un sonoro entusiasmo tattile, Colombo suona in trio con due colossi storici della fusion mondiale: Billy Cobham e Jeff Berlin. L'operazione vede la produzione del manager Giampaolo Abbondio (Symphonia) con il contributo (anche in sede distributiva) dei lungimiranti Nicolosi Bros. Caravaggio - questo il titolo dell'album - si libra tra omaggi e debiti (Para Monk), talvolta senza disdegnare il gusto per climi espressivi standard (Blues for 3) o brasileire (Mirabilmente in giallo); quindi mutazioni di mood che si trasformano in calcolate jam (Da umori a timori) o in intime rifrazioni novecentesche dal sapore classico (You are). Il gioco improvvisativo, paradossalmente, si fa scrittura attraverso il morbido tocco di Colombo che ben si assembla al linguaggio quasi melodico della batteria di Cobham e alla spontaneità metrica di Berlin (il suo basso svela il massimo delle proprie potenzialità in Blues for 3. E, tanto per completare il quadretto, in cabina di regia, a mixare, c'è un tal Miroslav Vitous, che nei primi anni Settanta suonava nei Weather Report di Joe Zawinul e Wayne Shorter. Frammenti di storia dell'ultimo jazz che si ritrovano in un piccolo miracolo chiamato Caravaggio.

Sands Zine
 – Webzine musica indipendente - Matteo Uggeri  (novembre 2007)
Caravaggio -  Nicolosiproduction

Difficile parlare dell’ennesimo (ne ha pubblicati più di venti) disco di un musicista come Massimo Colombo, pianista, compositore, insegnante, collaboratore di altri rinomati artisti del calibro di Enrico Rava e Tony Scott, nonché dei due virtuosi che qui lo accompagnano a batteria (Billy Cobham) e basso (Jeff Berlin). Certo va sottolineata la genesi del lavoro, già pubblicato nel 2005 ma ora riedito con una traccia in più ed una veste nuova, nato dall’idea di contattare i due musicisti che lo accompagnano e di coinvolgerli in una session di quattro ore ispirata ai lavori del pittore Caravaggio. Certo non è semplice cogliere la connessione sinestetica tra le immagini del pittore e le note del disco, soprattutto considerando il fatto che il jazz dei tre è tendenzialmente solare, quasi gioioso, forse in contrasto con le travagliate e spesso cupe immagini di Caravaggio. Nonostante questa “difficoltà” di accostamento (non necessariamente un difetto), il disco è nel suo genere perfetto, vicino ai maestri del piano quanto basta (mi viene in mente il Bill Evans di “Do you Believe in Spring?”) per elevare anche lo stesso Colombo al rango di grande, ma mai troppo smaccatamente simile ad essi (già altri notavano un riuscito tentativo di allontanamento dal “modello” Keith Jarret).Da ascoltare e riascoltare

Musica jazz
  - Olindo Fortino (novembre 2007)
Caravaggio - Nicolosi Productions

Tra i più validi pianisti di casa nostra, Colombo unisce in questo disco il proprio eclettismo di autore e interprete alla fantastica tecnica di Berlin e Cobham. Benché insolito per il retaggio stilistico dei suoi componenti, il trio procede sulle nove composizioni (tutte firmate da Colombo) con facile intesa, sottolineando dinamiche individuali e collettive dai colori limpidi, e trame armonicamente sciolte e ritmicamente volubili che transitano dalla vena intima e colta di Claude e You are (per piano solo) alla cadenza da bossa nova di Mirabilmente in giallo sino al fresco e vivace lemma posto bop di Blues for 3 e Da umori a timori. Dal lato della sua esperienza il pianista milanese espone un fraseggio fluido nei temi melodici e ricco di slancio nei soliloqui improvvisativi, contrappuntato da un Berlin che fa ottima lega con un Cobham felpato e controllato, magistrale anche in questa veste jazzisticamente ortodossa. 

Jazzit 
 - Val. C. (dicembre 2007)
Caravaggio - Nicolosi Productions

Registrato in sole quattro ore, pubblicato nel 2005 e ora riproposto con una bonus track, “Caravaggio” è l’ultimo disco della vastissima produzione del multiforme Massimo Colombo, già noto come tastierista dei linea C. Dotato di tecnica eccellente, grande controllo delle dinamiche e pulizia di suono, corposo e vibrante sul registro medio, più brillante e lucido nelle zone alte, Colombo maneggia con facilità l’improvvisazione colta e la creazione estemporanea in piano solo (si ascoltino la diafana e interlocutoria You are o la romantica e visionaria Claude). Il suo senso melodico e il discreto ma costante aggancio al tempo (magistralmente scandito dagli ospiti star Berlin e Cobham) brillano nella cantabile title-track, in Para Monk, spigoloso e intrigante tema-omaggio al pianista di Rocky Mount, ma anche nel funk swing alternato Da umori a timori. Talvolta pensoso e introspettivo ma sicuramente meno inquieto e chiaroscurale dei capolavori del genio lombardo, il disco è limpido ed accattivante a cominciare dal suono complessivo: riverniciato dal basso elettrico (da incorniciare i soli) e dall’accompagnamento di Billy Cobham, personalissimo anche in versione acustica, “Caravaggio” si ricava sicuramente uno spazio proprio nel mare sterminato delle produzioni in trio di stampo europeo.

Allaboutjazz
 -Vincenzo Roggero  (aprile 2006)
Caravaggio - Symphonia

Ci sono alcuni aspetti che colpiscono immediatamente nell'approccio a questo CD: innanzitutto la bellissima foto di copertina, realizzata daisti, che fanno incontrare, in una suggestiva composuggestiva composizione, Caravaggio e Francis Bacon. Poi la presenza di due alfieri della fusion, come Jeff Berlin e Billy Cobham, nella più classica delle formazioni jazzistiche, il piano trio per l'appunto, cui si aggiunge quella altrettanto insolita di Miroslav Vitous, alle prese con la consolle di registrazione e di mixaggio. Infine la musica, interamente composta da Colombo, che sgorga fresca e limpida, sempre in equilibrio tra scrittura e improvvisazione, senza ardite soluzioni ma capace di scavare in profondità tra le pieghe dei brani. E in primo piano l'empatia tra i musicisti: Billy Cobham, lontano anni luce dal drumming muscolare dei suoi progetti, sorprende per la delicatezza e la sensibilità con la quale tratta pelli e metalli della sua batteria. Jeff Berlin mette la voce pastosa del suo basso elettrico al servizio del sound del trio, evitando facili esibizionismi strumentali. A trarne chiaro vantaggio è il pianismo di Colombo, fluido e leggero, in perfetta sintonia con il tappeto ritmico e timbrico creato dai partner, in una ideale sintesi tra acustico ed elettrico. Tra i brani da segnalare “L'ombra parlante”, splendida esecuzione dagli echi jarrettiani, “Caravaggio” dall'introduzione sbarazzina smentita da un improvviso cambio di registro, ed un intenso lavoro del pianoforte, “Para Monk” dall'andatura leggermente sbilenca sostenuta da un serrato interplay, e “Da umori a timori”, caratterizzata da continui cambi di groove tra rilassatezza e gioiosa vitalità.

musicboom.it 
- Vittorio lo conte (aprile 2006)
Caravaggio (Symphonia)

Il pianista milanese Massimo Colombo ha finora inciso con una visione musicale multiforme in cui tastiere elettriche, elementi world ed il tanto amato jazz hanno trovato spazio, rivelando una personalità sono poliedrici. Il talento necessario per creare deio per creare delle opere interessanti nel corso degli anni non gli manca di certo e questo nuovo trio, prodotto grazie al mecenatismo del produttore Giampaolo Abbondio per la Symphonia, ne è una bella conferma. La formula del trio lo vede in compagnia di due musicisti americani che non hanno bisogno di presentazioni: Jeff Berlin al basso elettrico e Billy Cobham alla batteria, all´opera sulle sue composizioni di stampo europeo. Uno scambio di opinioni ed un omaggio alla formula del trio, senza che nessuno dei partecipanti cerchi di mostrare la propria bravura al di fuori del contesto. Conosciamo Billy Cobham come un batterista energico, a suo agio sui ritmi del rock jazz, e che tuttavia qui mostra il suo lato più jazzistico, facendo funzionare benissimo la musica di Colombo, caratterizzata da una forte sensualità ed espressione, in cui a tratti spuntano colori forti, come quelli del famoso pittore chiamato in causa nel titolo. Il suo è un jazz senza età, moderno, ricco di misura e di gusto che ha il pregio di una certa originalità di esecuzione. Si esprime con gusto europeo ma allo stesso tempo evita di seguire le strade battute da Mehldau e Keith Jarrett grazie anche alla forte personalità dei suoi comprimari. Si spera che questa proposta abbia la possibilità di esibirsi dal vivo così da poter restare ancora a lungo insieme. Non va dimenticato il contrabbassista Miroslav Vitous, che ha partecipato a questo disco in sede di missaggio, rendendo perfettamente le intenzioni del trio: un lavoro che non deluderà gli audiofili fra gli ascoltatori.

Jazzitalia.net 
– Fabrizio Cicarelli  (agosto 2006) 
Caravaggio (Symphonia)

Massimo Colombo, pianista in special modo dedito alla composizione, di solida formazione classica evolutasi in spontanea ricerca di forme anee, pubblica “Caravaggio”, opera di inuo;, opera di intensa sensibilità espressiva, chiaroscurale come le tele del Michelangelo Merisi cui, non a caso, la splendida foto di copertina rende magnifico omaggio. Un trio sorprendente quello voluto da Colombo: Jeff Berlin al basso elettrico, elegante ed in grande sintonia con i partners, ed un Billy Cobham che nessuno s’attende, “jazzistico”, estroso come sempre ma capace come mai di riflessi intimistici, delicati, sfuggenti. Improvvisazioni di grande cromatismo, incursioni meditative coniugate nella ricerca di melodie mai uniformi, creano un paesaggio dell’anima avvolgente e stupito: le trame melodiche giungono formalmente limpide, caratterizzate da una cultura musicale vasta ed espressa da una personalità artistica inusuale, decisa nelle scelte. Tanto più coinvolgenti risultano quanto più l’intuizione appare priva di vincoli accademici, quanto più il fraseggio è libero di esprimersi secondo moduli non prefissati. Ed in questo, Caravaggio: coerente, giusto, il titolo del cd. Il linguaggio, ampio nel lessico, può allora offrire spazio a momenti d’intenso lirismo quanto ad altri dietro ai quali Colombo ricorda il bop, le armonie sudamericane, qualcosa quasi d’impalpabile giunto dai Carabi o da altrove. Il senso dell’ascolto, in ogni caso, non cambia. Impressionismo e levità nei cantabili, “groove”, forza espressiva, vigore ed intensità jarrettiane coesistono in modo spontaneo: l’interplay del trio, poi, pone in luce denominatori comuni, un’interazione che conduce chi ascolta a percezioni sonore dilatate nei tempi prediletti dall’ampio spettro timbrico offerto da Billy Cobham. La spontaneità esecutiva, adeguatamente scandita dal timing di una ritmica mai debordante, non perde in luminosità: gli spazi riflessivi dei soli danno vita ad un sound equilibrato, scmenti quanto di ardimentose e manieristiche improvviistiche improvvisazioni. In tal senso offre un contributo intelligente e creativo il basso di Jeff Berlin, esattamente lì dove ci si attendeva uno strumento acustico piuttosto che uno elettrico, com’è di solito nelle scelte di chi intende proporre un album da trio. Sia il musicista di supporto al piano o sia “invitato” a soli, vissuti con grande intensità, evidenzia un tatto discorsivo nitido e coinvolgente, declinato con raffinatezza e ottima padronanza tecnica. Nei nove brani, tutti composti da Massimo Colombo, raramente si notano attimi nei quali perda colore la personalità artistica del trio, da “L’ombra parlante”, incipit di raffinata armonia, dilatato da una sintassi improvvisativi moderna e meditativa, a “Para Monk” omaggio all’eccentrico Thelonious segnato da un pianismo martellante la cui naturale evoluzione conduce ad un hard bop angoloso e dissonante, talora quasi imprendibile per ingegno. Una memoria da conservare, poi, quella di “Claude”: il pianista si muove lieve, solitario e dinamico in una partitura animata da una volontà d’esprimere resa lirica dalla spontaneità d’arrangiamento, da una scrittura musicale già da tempo distintasi – è possibile affermare – tra le più interessanti in questi anni, e con pieno merito.

Percussioni
 – Mario Riggio (agosto 2006)
Caravaggio (Symphonia)

Massimo Colombo è un compositore di formazione classica, che ha sempre rivolto la propria attenzione al mondo delle percussioni. Nel suo ultimo album chiama a sé una sezione ritmica di levatura planetaria, Billy Cobham e il bassista Jeff Berlin, lasciando spazio a improvvisazioni e interpretazioni. Un disco in presa diretta in cui Cobham non si esibisce nei funambolici numeri a cui ci ha abituatssato e raffinato, giocando sulle dinamiche e sulle namiche e sulle ghost notes con una classe inimitabile. Così come sono inimitabili i suoi fili tronchi, che si fermano a metà e poi riprendono improvvisamente, creando un attimo di suspense nel pieno della tensione. Un disco coraggioso, di gusto italiano e di livello internazionale, con un Cobham che, a dispetto degli anni, riesce a cambiare veste e a riproporsi in modo inedito.

Jazzitalia
-  Alceste Ayroldi (gennaio 2005)
Massimo Colombo Trio - Conscious - Splasc (H) 

Ecco un prodotto fresco, innovativo e ben eseguito. Massimo Colombo, pianista e tastierista milanese, ha costruito un lavoro d'impatto immediato ma non semplicistico, illuminato dalle percussioni di Francesco Sotgiu e dalle dense ed ordinate cavate di Marco Micheli. Come si può leggere nelle liner notes del booklet interno, scritte dallo stesso Colombo, la prima esperienza discografica del trio risale al 1989. Successivamente Colombo ha sperimentato varie formazioni e varie sonorità oscillanti tra l'elettronica, la classica ed il rock. La ricomposizione dell'ensemble è stato un atto dovuto che ha dato luogo a questo intenso lavoro. Le esperienze maturate dal leader si sentono tutte: le composizioni sono ricche d'influenze policrome. Tredici tracce in totale: è un lavoro che porta verso diversi orizzonti, un "border line" con accenni alla vitalità etnica, a tratti tribale (come nel caso di Rumori molesti). Il garbo e l'eleganza stilistica si evidenziano in Conscious, lì dove emerge il pianismo armonico di Colombo, così come è ben tratteggiata in Anjo Azul. Il susseguirsi di rumori sonanti, in assenza di armonie, caratterizza il brano L'Ozio Armonico, ma anche alcuni temi di altre tracce. Il gioco del suono tra lucidità compositiva ed improvvisazione, pervade questo lavoro, complesso e suggestivo. La ruvida track introduttiva, Viva Marco (dedicata al contrabbassistta Marco Micheli) non deve far pensare ad un lavoro eccessivo, seppur il brano sia legato a degli schemi sonori di un certo spessore. La "rocciosità" è presente in tutte le composizioni, sempre cantabili, ma mai con facilità disarmante, così come appare evidente in Senza peccato e SW4, che non danno spazio a suoni omologati od a schemi precostituiti. L'imprinting "marino" della foto di copertina nonché di quelle interne al booklet, sono in simbiosi con il sound del trio che alterna la dolcezza alla scomposizione archetipa delle note, intervallata da fraseggi ribelli alla stregua delle onde del mare.

Jazzit
- P. Car. (gennaio 2005)
Massimo Colombo Trio - Conscious - Splasc (H)

In “Conscious” si percepisce subito il feeling che lega la formazione; non a caso, già nell’89 i tre si incontrarono per registrare il primo disco a nome di Colombo (“Alexander” Splasc(h) Records). Nel trio risulta decisiva la consapevolezza comune di lavorare all’interno di un delicato meccanismo creativo dove il non stabilito risulta più decisivo delle coordinate sul pentagramma. Il pianismo di Colombo è corposo e denso, profondo nello scandagliare e nel descrivere emozioni con un ricco senso ritmico-melodico, ora espresso, ora sottinteso. Nella predilezione dei toni scuri si percepisce forte la lezione di Tristano; la leggerezza di alcune variazioni melodiche, come l’interazione del trio, ricordano Jarret; la limpidezza del tocco non può rimandare a Evans. A modo suo Colombo scombina queste tracce per personalizzare un discorso che risulta non lineare, con contrapposizioni spesso stridenti. Viva Marco, affascinante brano cupo e introverso, apre il cd con un pregevole contributo di basso e batteria. Nel breve L’ozio armonico, un’elettronica superficiale spezza l’atmosfera giusta, per poi ricrearsi con il brillante Anjo Azul. Anche SW4 lascia perplessi per poi risalire con l’ampio e sinfonico Corale Pop. Cambi di registro, pagine voltate con troppa fretta che ci fanno perdere il filo conduttore di un disco di sicuro interesse.

All about jazz
- Isabella Mei (marzo 2005)
Massimo Colombo Trio - Conscious - Splasc (H)

Con l'ultima produzione per la Splasc(h), Conscious, il pianista e tastierista milanese Massimo Colombo, si ripresenta col trio che lo vide debuttare da leader nel 1989 (Alexander): con Marco Micheli (contrabbasso) e Francesco Sotgiu (batteria). Pianista sensibile e colto, aperto anche a forme musicali che si discostano dal jazz, come la musica classica (studiata al Conservatorio) e quella elettronica, Colombo incide un disco variegato nella scelta dei temi. Spostandosi abilmente dall'acustica all'elettronica, sviluppa le potenzialit della tastiera ottenendo effetti suggestivi, affatto ridondanti. "Sw4", sembra un quadro optical: onde che si propagano con un flusso costante, raggiungono altezze collinose per poi scendere sinuosamente e vertiginosamente. Il piano, sovrapponendosi, detta un tempo dilatato, non meno solitario. E il contrasto col brano successivo, il "Corale pop", motivo d'ispirazione classica, solo apparente: l'aura romantica si accende negli arpeggi rarefatti e ariosi. Accompagnato da lievi interventi ritmici sui piatti e sui tamburi, e dalle linee flessuose diradate del basso. Di bellezza eufonica "Anjo Azul": frasi al pianoforte ritmicamente intense, in un crescendo ricco di tonalit cromatiche. Ottima l'atmosfera profusa dalla batteria, col gioco accentuato dei piatti, e dalle punteggiature, quasi impercettibili, del basso. Stesso clima lirico e commovente in "Conscious": il giro melodico si ripete con minimi mutamenti e divagazioni, o, evolvendosi in brillanti soluzioni timbriche. Padronanza sul versante prettamente jazzistico e efficace interplay, anche nei movimenti pi articolati, come in "Viva Marco", "Snorton", "Bud, Bud, Bud".

Musica jazz
- febbraio 2005
Massimo Colombo Trio - Conscious - Splasc (H)

Nuovo incontro del pianista con Marco Micheli (contrabbasso) e Francesco Sotgiu (batteria): il trio che tredici anni fa aveva realizzato “Alexander”. Forse un eccesso di autocontrollo è l’unico neo che si può rilevare in questo lavoro, peraltro lodevole per la capacità del gruppo di mantenersi nell’ambito di un jazz moderatamente moderno e contraddistinto da grande finezza e sensibilità, qualità che da sempre contraddistinguono l’attività di Colombo, un pianista capace di metabolizzare le più disparate cifre stilistiche, da Monk a Paul Bley fino al primo Jarret, senza perdere un’oncia della propria coerenza anche quando (come in Eieinsei) il senso melodico si fa più volatile ed astratto. Alcuni brani sembrano risolversi soprattutto in un esperimento sulle sonorità; altri sono costruiti quasi unicamente sul tema (Corale pop) e vantano indubbia presa (G. P.)

MusicbOOm.it
- Vittorio lo Conte (febbraio 2005)
Massimo Colombo Trio - Conscious - Splasc (H)
È sempre un piacere ascoltare le sorprese musicali di Massimo Colombo, pianista che consciamente o meno utilizza materiale sonori che attingono a tante fonti per poi rimontarli in un collage che dà modo all´ascoltatore di pensare e partecipare così all´evento presentato. Su Conscious ritorna alla formula del trio insieme a Marco Micheli al contrabbasso e Francesco Sotgiu alla batteria, musicisti che lo avevano accompagnato nel 1989 al suo esordio per un disco jazz sulla stessa casa discografica: la Splasc(h). Il tocco del pianista milanese è prezioso, forbito, sempre in evidenza all´interno del libero dialogo a tre su atmosfere controllate nel loro sviluppo, senza espressionismi incontrollati. Le capacità narrative del trio utilizzano anche sonorità elettroniche insolite per il jazz ("L´ozio armonico"), senza perdere di vista gli obiettivi di partenza, e cioè l´espressione conscia e sensibile delle proprie idee musicali. Qua e là si nota il suo passato di musicista classico, la sua curiosità onnivora verso quello che succede al di fuori delle frontiere fra le musiche e la sua incontrollata voglia di libertà di espressione. Nei momenti più jazzistici Colombo utilizza la tastiera in tutte le sue sfaccettature, suonando veloce o lentamente all´interno di uno stesso brano in modo disinvolto, romantico o più oggettivamente legato alla progressione armonica, ovunque alla ricerca di un´utopia libertaria che gli consenta di non definirsi all´interno di confini precisi. In questo suo modo di intendere l´arte del trio pianistico sta il fascino innegabile di quest´opera, a suo modo coerente e testimone di un jazz italiano capace di esprimersi ad alto livello nelle forme più disparate.

Jazz Magazine
- G. C. (marzo 2005)
Massimo Colombo Trio - Conscious - Splasc (H)

Pianista dai molteplici interessi e di notevole esperienza nel campo della musica classica-contemporanea, come nel jazz e nella world, il milanese Massimo Colombo, dopo 13 anni dall’incisione del suo primo album da leader (Alexander) torna al vecchio amore, consegnandoci un disco in trio, policromo e gradevolmente introspettivo. L’introduttiva “Viva Marco”, con il suo incedere funkeggiante, dedicata al contrabbassista Marco Micheli, che, con Francesco Sotgiu, costituisce l’ossatura ritmica del gruppo, ci spalanca il mondo compositivo di Colombo, fatto di ricercatezza nei temi (“Snorton”, “Senza pecca”), di sperimentazione sonora (“L’ozio armonico”, “Una vita armonica”, “SW4”, “Rumori molesti”), di concentrazione (“Eieinsei”, “Corale pop”), di consapevole identità culturale (“Ma è un blues?” è un viaggio in tre continenti in quattro minuti), senza mai smarrire il contatto con la realtà ed il pubblico. E con il sorriso sulle labbra.

Jazzitalia
- Francesco Ughi (ottobre 2004)
Virtualmente - Symphonia SGR 2003

"L'aspetto virtuale della musica nasconde una serie di insidie e di sorprese che gli strumenti acustici credo abbiano esaurito da te dello strumento reale viene sostituita da una serieita da una serie di possibilità inaspettate che un software contiene e che bisogna scoprire". Questa ardita affermazione di Massimo Colombo introduce il suo ultimo lavoro discografico, Virtualmente. Sul discorso (coraggioso e allo stesso tempo scellerato) che gli strumenti acustici abbiano ormai esaurito le proprie potenzialità di sorprendere si può non essere d'accordo, ma se non altro affermazioni come quella di cui sopra hanno il merito di aprire un dibattito nel quale sarebbe interessante, per una volta, entrare tutti, jazzofili, musicisti, semplici ascoltatori di passaggio. Fatto sta che se un musicista come Colombo (che può vantare, fra le tante collaborazioni, anche quella con l'Orchestra Filarmonica della Scala di Riccardo Muti) scrive questo, avrà di certo le sue buone ragioni. Carico di etnica-elettronica e un po' povero di jazz, Virtualmente scivola via fra temi decisamente originali e assolutamente convincenti (System Tango e Arrabal su tutti, ma anche La montagna del motore e Silicio) e atmosfere che ammiccano a sonorità da Buddha-Bar. La brasiliana Adi Souza presta la sua voce in un brano, Mare magnetico. Quello che però stupisce, ritornando al discorso d'apertura, è che, ascoltando questo album, a incantare sia proprio la tromba (poco virtuale) di Giovanni Falzone (La Casa del sole insonne e Basie) e il vecchio, "volgarmente acustico", pianoforte di Colombo.

Giorgio Coppola
(dicembre 2004)
Massimo Colombo Trio - Conscious - Splasc (H)

Di grosso impatto sonoro, e pieno di feeling, il trio di Massimo Colombo si fa ascoltare con estremo piacere, lasciando l'ascoltatore stupefatto dinanzi alla grande varietà di rappresentazione musicale e di interscambi tra i musicisti. "Conscious" è un disco varioer questo particolarmente affascinante. Massimo Colote. Massimo Colombo, pianista, tastierista ed arrangiatore milanese, ha alle spalle una già importante carriera, avendo iniziato molto giovane. In questi anni ha scritto oltre cinquecento brani. La sua prima incisione da leader risale al 1989 ("Alexander"), ed in questi tredici anni di lavoro egli ha sviluppato numerose collaborazioni, ha approndito lo studio di diverse culture e stili, ha intervallato i suoi trii, ad orchestre e piccoli ensemble. "Conscious" è il secondo lavoro discografico inciso con il contrabbassista Marco Micheli ed il batterista Francesco Sotgiu, uscito nel 2004 per la Splasc(h) Records. Sin dalla prima traccia, "Viva Marco", il trio cattura l'ascolto per intensità ed idee, per feeling e grande affiatamento, che si tramuta in dolci e misurati sovrapposizioni di suoni ed assoli. Ma ciò che stupisce è la grande facilità del trio di adattamento alle tematiche del brano, passando dal classico brano jazz, al momento elettronico, a modali che danno spunto ai picchi tecnici dei singoli. Un esempio per tutti il passaggio dalla seconda alla terza traccia, cioè dal punto più alto del disco, "Conscious", al momento elettronico "L'ozio armonico". Il disco vive di tredici brani, tutti a firma di Colombo (ad eccezione di "Ma è un blues?" di Micheli e Sotgiu), ed oltre alla già citata "Consious", vanno sottolineati "Una vita armonica" (con il piano che parte da lontano, come da altra registrazione), "Eieinsei" (con i musicisti che si rincorrono e si cercano) e "Corale pop" (con l'ottima batteria di Sotgiu). Un disco estremamente vario, e che val la pena di scoprire, in specie per le notevoli idee portate da ogni musicista, per la manifesta volontà di ricerca di nuove sonorità, e per la raffinata tecnica dei singoli.

All about jazz
– Neri Pollastri (giugno 2003)
Massimo Colombo World Ensemble "LIVE"  - Symphonia 

Assai curiosa questa registrazione dal vivo del World Ensemble del pianista lombardo Massimo polché semplice sia nei temi che nelle forme, e ciononosorme, e ciononostante non solo ben riuscita, ma anche e soprattutto fresca e stimolante. Parte dei meriti di questa buona riuscita vanno senz'altro ascritti al bel gruppo di musicisti che compone la formazione. Ma gran parte del merito spetta al leader, autore dei brani - spesso molto belli - e, soprattutto, eccellente organizzatore e direttore del gruppo, che mette a frutto l'esperienza dei precedenti lavori del World Ensemble (Mondo, Sole e Luna) per riproporre dal vivo, sul palcoscenico del Teatro delle Erbe di Milano, una narrazione musicale compiuta e coerente, eppure estremamente diversificata, grazie al mutare della formazione di brano in brano ed anche al mutare, talvolta radicale, delle musiche eseguite e delle atmosfere evocate. Si passa così da momenti di pianismo improvvisato a melodie mediterranee, attraversando ambienti più schiettamente jazzistici (in genere caratterizzati dallo swing del sax di Michael Rosen e della tromba di Giovanni Falzone), altri più cameristici (nei quali protagonista è un classico quintetto d'archi) e persino atmosfere latinoamericane ("Pablito"). Il passaggio da un'atmosfera ad un'altra, da un gruppo ad un altro, è sempre ben ponderato e segue una propria logica narrativa. Ne è esempio l'avvio, che vede l'esordio del piano solo ed il progressivo aggiungersi degli altri strumenti ("per abituare l'orecchio" spiega Colombo nelle note di copertina). Ed è proprio questo progetto che soggiace al lavoro e che si percepisce nell'ascolto, ciò che conferisce unità stilistica ed anche gran parte della sua originalità alla registrazione, dato che le composizioni, non particolarmente sofisticate, sono impreziosite dall'arrangiamento e dall'organizzazione delle voci. Tra i musicisti - tutti con un posto importante nell'economia del disco - può forse essere opportuno segnalare accanto al pianoforte del leader il chitarrista Bebo Ferrae incisivo nei suoi interventi, ed il percussionistal percussionista Marco Fadda, in più occasioni indispensabile al gruppo.

Drumsportal
 - Pippo Panenero (luglio 2003)
Massimo Colombo World Ensemble "LIVE"  - Symphonia 

Se già possiamo considerare il nome stesso di Massimo Colombo quale garanzia di qualità, e così è da anni, il leggere l'elenco degli ottimi musicisti che hanno partecipato alla registrazione di questo disco, non può far altro che tranquillizzarci ulteriormente. Live è un disco colto ma piacevole. La giusta risposta a chi pensa ancora che qualità e fruibilità non possano andare di pari passo. Lavoro in bilico tra musica contemporanea, etnica e jazz, ricco di immagini, suggestioni, fini cesellature che aprono il cuore e riconciliano con la vita. Il lavoro di Marco Fadda alle percussioni e di Francesco Sotgiu alla batteria non fa altro che impreziosire ulteriormente i brani scritti da Colombo. Una scrittura felice e profonda che conferma Massimo Colombo come uno dei nostri più grandi musicisti, ancora una volta e come se ce ne fosse ancora bisogno. Una buona registrazione live, pochissime sbavature ed un livello qualitativo generalmente molto alto. Un disco che riconcilia con la musica. Speriamo che qualcuno, prima o poi, si accorga di questo grande musicista e gli reputi l'onore che merita.

Musica jazz
- Claudio Donà (gennaio 2002)
Mondo - Massimo Colombo World Ensemble - Symphonia

Fine cesellatore di sonorità orchestrali , il tastierista si avvicina in questa incisione a certo etnojazz oggi di moda. Vi sca araba, latinoamericana, africana ed indiana in qued indiana in queste quattordici tappe di un viaggio a tratti nostalgico, a tratti cantabile, quasi sempre suggestivo. Ben coadiuvato da Massimo Spinosa, Colombo sa combinare abilmente strumenti della musica accademica (soprattutto archi) e delle tradizioni extraeuropee, vocalità ed elettronica, ma rischia anche di disperdere le energie in troppe direzioni. Una sintesi più equilibrata dei diversi elementi avrebbe sicuramente giovato al disco, che ha comunque il merito di farsi ascoltare, scongiurando noia e déjà-vu.

Percussioni
- Pippo Panenero - gennaio 2002)
Salti ed assalti - Spring city - M.A.P

Al principio c’erano i Linea C, poi fu la volta di Colombo, Cerri, Calloni. Tre dischi prodotti in una manciata di anni, tre splendidi esempi della maturità del jazz italiano e ancora, tre grandi musicisti, autori ed interpreti tra i più coerenti della scena musicale nostrana. Eccoci a questo ultimo disco, il terzo appunto: Salti ed assalti. Pagine scritte da Massimo Colombo, da Stefano Cerri e Walter Calloni che si snocciolano una dietro l’altra, un rincorrersi di gemme sonore. Tra il divertito e il melanconico, il disco si dipana mantenendosi sempre ad altissimi livelli. I brani firmati da Colombo lo consacrano come uno dei principali autori di un pianismo colto, con quel suo modo personale di porre la tecnica al servizio della spontaneità, il cuore al servizio della mente. Cerri dipinge paesaggi sonori che, dalla tradizione swing di una “Stay In The Bell” (stai in campana), ci traghetta pian piano fino al latin sghembo ed intimo di una magnifica “Stand”. Calloni, d’altro canto, non si tira indietro e dona all’ascoltatore, non pago del pulsare ritmico e preciso della sua batteria, due sue composizioni: “Al Pub”, swing e stacchi micrometrici per un trio di ip’apice della loro creatività e passionerave; e passione musicale, e “Moves In Nine”, dallo splendido solo iniziale.Vorrei quindi tessere le lodi per un Calloni così puntuale, così preciso e trascinante; per la grande tecnica e lo splendido gusto di un Colombo, sempre più bravo ed emozionante… ma echeggiano ancora le risate di Stefano Cerri, i suoi nonsense, le sue battute sparate a raffica. E allora meglio tornare ad ascoltare la musica… d’altronde Salti ed assalti è veramente un disco con una marcia in più.

Percussioni
- Pippo Panenero - (aprile 2002)
Luna - Massimo Colombo World ensemble - Symphonia

Potremmo dire che "Luna", il nuovo lavoro di Massimo Colombo, è un disco importante per noi batteristi e percussionisti data la presenza del sempre bravo Marco Fadda. Potremmo dire che la trilogia di Massimo Colombo World Ensemble ( Mondo, Sole e Luna) è importante perché lo sforzo compositivo è tutto incentrato attorno ai colori ed alle nuanches delle percussioni. Potremmo aggiungere che la batteria elettronica, programmata da Massimo Spinosa, possiede una maturità ed una credibilità tale da essere un otttimo esempio di professionalità e di umiltà posta al servizio degli altri musicisti. Potremmo dire che ?Luna? è un disco da conoscere per via di quella sua grazia sincera, per quel volo poetico che, spaziando tra ritmi latin, jazz o afro, ci porterà a visitare angoli nascosti della nostra sensibilità ed immaginazione. Potremmo aggiungere che l’opera compositiva di Colombo naviga, sempre più spesso, con una classe ed una qualità completamente sconosciute a certi prodotti del musical business nostrano. Potremmo dire ancora che alcuni episodi, di questa splendida saga, ci si sono piantati diritti . Potremmo parlare dello splendido lavoro svolto al avoro svolto al basso, ed al contrabbasso, dal bravissimo Riccardo Fioravanti. O parlare del cameo di Faso ( ma si, proprio quel Faso) impegnato al basso in "Private Rooms". Oppure ancora, citare il bel lavoro svolto da Bebo Ferra alla chitarra e dai bravi violinisti presenti in questo disco. Potremmo dire tante cose di questo disco, di questo lavoro, ma abbiamo il coraggio di scriverne solo una: ?Luna? è il più bel disco che ci sia capitato di ascoltare da alcuni mesi a questa parte. Se la musica è arte, ?Luna? è arte e Massimo Colombo è un grande compositore.

Suono.it
- Maurizio Favot (marzo 2002)
Luna - Massimo Colombo World Ensemble - Symphonia

Anche se la maggior parte della sua produzione discografica si può "incasellare" in ambito jazzistico, non è altrettanto corretto limitare la definizione di Massimo Colombo come jazzista tout-court. L'iter musicale del musicista milanese ha preso avvio in ambito accademico, con un diploma in pianoforte presso il Conservatorio Giuseppe Verdi, cui hanno fatto seguito studi di armonia, contrappunto e composizione. L'interesse per il jazz arriva in un secondo momento, ed è alimentato peraltro in modo eccellente, con la frequentazione di gente come Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Franco D'Andrea, Tony Scott, Billy Cobham, accanto però a collaborazioni con Mauro Pagani, Alberto Camerini, Franco Mussida e Franz Di Cioccio. Negli ultimi anni, Colombo è impegnato tra l'altro a proporre una sua visione di musica pan-stilistica, che prende forma soprattutto nei CD intestati al World Ensemble. Luna ne è il terzo e conclusivo capitolo (dopo Mondo del '99 e Sole del 2000). La sua vena compositiva si esprime in episodi di variegata ispirazione, sempre articolati e ricchi di colori, con una felice integrazioni di suoni acustici era i collaboratori hanno ruoli importanti il chitarrtanti il chitarrista Bebo Ferra, il bassista Riccardo Fioravanti, le percussioni di Marco Fadda, il drum programming di Massimo Spinosa, i violini di Marco e Luca Campioni, la viola di Daniele Pagella, il violoncello di Cristiano Sacchi.
7,5/10 qualità musicale - 8/10 tecnica

All About Jazz
- Michele Chisena (settembre 2002)
Luna – Massimo Colombo World Ensemble - Symphonia

Secondo Massimo Colombo il jazz, seppur interessante, è limitato. Nella sua carriera discografica ha dimostrato come possa ravvivarne la carica facendolo convivere con altri generi, sfatando il mito della purezza stilistica attraverso quello dell'assimilazione degli stili. Fatto questo che dalle sue parti significa: infrangere con creatività le barriere della tradizione, a suon di world, elettronica, classica. Dopo i notevoli Mondo e Sole il suo 'viaggio sonoro' trasversale si conclude con il terzo quadro, dedicato alla Luna, al suo mistero, alla sua alterità e sfuggente bellezza. Se la luna mostra fasi cicliche, nascondendone agli occhi una sua parte, Colombo con questo lavoro, idealmente sta al gioco. Quattro interventi per solo piano (da "Pastelli" a "Pelota", da "Storie" a "Piani a mollo") delimitano una serie di cinque brani più due, quasi a voler esprimere diversi momenti, come quelli che vive il ciclo lunare. Ad un vertiginoso inizio, molto lirico e accomodante (i coloriti impasti tra organo Hammond e piano Fender in "Change Over", l'intevento del quartetto d'archi che si spinge fino al cielo nell'interludio di "Racconti blu", il fluido riff per chitarra in "Fax") succede una seconda parte, caratterizzata maggiormente dalle percussioni (tabla, wood block, tamburelloolo, suonate con maestria da Marco Fadda) e do Fadda) e da sapori più squisitamente etnici (le divagazioni orientaleggianti di "Erfoud" e "Duemila", quelle un po' più europee di "Danza lunatica"). In questa 'fase' del disco, più frammentata, più avara di emozioni, forse perché più riflessiva e sperimentale, si può continuare ad ascoltare la bravura dei singoli solisti che accompagnano Colombo. Oltre al già citato Fadda, di rilevo gli interventi, al basso fretless, di Riccardo Fioravanti. Alla chitarra (elettrica, acustica e semiacustica) di Bebo Ferra, presente in tutti i brani della prima parte, con notevoli apporti raffinati, si sostituiscono gli archi. Segno di una scelta mirata nella gestione delle tessiture. Gli ultimi due brani, "Private Rooms" (il basso elettrico a sei corde è suonato da Faso degli Elio e le Storie Tese) e "Il pazzo e il pendolo" (con campionamenti e drum programming dell'onnipresente Massimo Spinosa), prima dell'epilogo suggestivo di "Piani a mollo", mostrano forse una nuova strada sul percorso dell'innovazione. Così, se la musica jazz italiana aspettava una vera novità, Massimo Colombo ne è forse la sua impersonificazione. In Luna c'è tutto quello che potrebbe tenere desto l'interesse dell'ascoltatore. Ma c'è soprattutto la capacità della musica di sintetizzare ricordi, esperienze, sapori, sentori, e trasmetterli attraverso le note. Poi, un bravo architetto dell'arrangiamento, come è Colombo, fa il resto. Valutazione: * * *

World Music Magazine 53
- Guido Festinese (settembre 2002)
Luna – Massimo Colombo World Ensemble - Symphonia

L'idea del viaggio - ed è spazio geografico, ma anche e soprattutto viaggio mentale - è perennemente sottesa alle ultime opere del compositore e piolombo: un viaggio che ricorre nella tessitura polic tessitura policroma delle sue opere, nelle suggestioni "ambientali", nel modo di trattare la materia sonora d'origine con una sorta di rispetto visionario, un po' come nell'approccio di Joe Zawinul. Luna chiude una sostanziosa trilogia, ed è senza mezzi termini il capitolo più godibile: vuoi per le pennellate di organo Hammond che strizzano l'occhio a certo morbido soul jazz, vuoi per la coesione del gruppo World Ensemble, dove spiccano le percussioni di Marco Fadda e la chitarra preziosa di Bebo Ferra, e la bella misura degli interventi del quartetto d'archi.

World Music
- Guido Festinese (ottobre 2001)
Sole- Massimo Colombo World Ensemble - Symphonia

Sole è il quarto capitolo nato in studio per la collaborazione tra Symphonia Sgr e Massimo Colombo, pianis fra i più aperti e curiosi della scena jazziella scena jazzistica italiana. La dizione World Ensemble scelta per il gruppo di collaboratori è di per sé ottima indicazione delle tappe espressive di Colombo, sempre più interessato a un suono meticcio e raffinato, in cui alla sostanziale linearità delle composizioni si accosta un certosino lavoro sui timbri e i colori. Qui trovate un quartetto d'archi affiancato a piano e tastiere del leader, ed inoltre Bebo Ferra, Marco Micheli, Giulio Visibelli, Michael Rosen, Alan Farrington, Jorge Gonzalez Rodriguez, Marco Fadda, fra gli altri: davvero un riassunto significativo di musicisti di confine. La musica è un radioso jazz-rock etnico, elegante e un po' onirico, di grande comunicativa.

Tempo Economico
- Rosa Tessa (febbraio 2000)
Mondo - Massimo Colombo World Ensemble - Symphonia
Giro del Mondo in 50 minuti E' un vero cosmopolita quello che giunge dalle note di "Mondo" u pianista Massimo Colombo, tra i jazzisti italiani, zisti italiani, uno dei più dotati in fatto di composizione. Quattordici brani che compongono un viaggio musicale costruito attraverso sonorità lontane, dal Medio oriente al Tibet, dal Sud Africa a Rio de Janeiro, interpretate da un timbro jazzistico che riconduce lo spirito dei pezzi ad un universo musicale che va ogni oltre ristretto confine della musica etnica. E della sua peculiare abilità virtuosistica, Massimo Colombo, ne dà prova nell'ultimo brano del disco "sonata libera per pianoforte". Prodotto da Symphonia sgr di Milano. Questa non è la prima volta di Simphonia che già da quattro anni porta avanti quest' iniziativa musicale, promossa da Giampaolo Abbondio, uno dei soci fondatori. Sono sempre di Massimo Colombo i due dischi precedenti: "Il suono elegante" e "the great Naco orchestra".

All About jazz
- Luigi Sidero (febbraio 2000)
Mondo - Sole - Massimo Colombo World Ensemble - Symphonia 

Mondo e Sole sono due viaggi attraverso paesi lontani, stili musicali diversi, e Massimo Colombo, pianista, compositore ed arrangiatore, è la nostra guida in questo itinerario lungo i coloriti sentieri delle sue creazioni. I due lavori rappresentano gli ultimi capitoli di una collaborazione con la Symphonia SGR, dopo Il suono elegante (duetti d'impronta classica e jazzistica) e The Great Naco Orchestra (omaggio in musica al percussionista Naco), e sono accomunati dalla presenza di un vasto numero di musicisti: il Massimo Colombo Word Ensemble. In Mondo le note vengono ispirate da "appunti di viaggio", ricordi di peregrinazioni in molti angoli del globo. Non è difficile, chiudendo gli occhi, immaginare gli scenari verso i quali le melodie ci hanno condotto, grazie principalmente a tre fattori: la grande capacità di orchestrazione ed arrangiamento di Colombo (se nel disporre le voci, mai manieristico e in grado dico e in grado di mantenere vivo l'interesse dell'ascoltatore), l'impiego di strumenti e timbri particolarmente "descrittivi", l'innesto di campionamenti di suoni propri delle ambientazioni che si vogliono ricreare. Abbiamo così visioni del deserto del Sahara, di Nuova Dehli, di Bahia, di Katamndù, di Praga, di Rio de Janeiro, di Lisbona (sono alcune delle località citate nelle note di copertina). un viaggio in musica, senza imprevisti o scioperi !! Altrettanto interessante è Sole, esercizi di stile per Colombo che esplora forme musicali tra loro diversissime, in modo più marcato rispetto a Mondo (al cui interno è più facile tracciare una linea di stile comune): da "Schizzi di mare", quasi il tema in musica di qualche film di Tornatore (forti sono i richiami con Morricone), a "Get A Little Closer", R&B gentile ed orecchiabile; da "Alicia", bossa nova che si sviluppa a partire da una piccola cellula tematica, al "Piano improvviso n°11" dai sapori jarrettiani; e ancora, l'ammaliante chitarra con echi di tanghi e cuba in "Sogno d'amanti", la ritmica house in "Brasilia Key": come tante piccole illustrazioni, tutte e sedici le composizioni ci mostrano le possibilità espressive di generi musicali diversi, accostati senza troppe preoccupazioni di carattere formale (come lo stesso Colombo ci spiega in un'intervista). Potrà piacere un brano più di un altro, sarà sicuramente così a seconda delle propri
 

Recensioni 1989 - 1999

Ritmo - Dario Beretta (aprile 1999)
The Great Naco Orchestra - Symphonia

Il disco è stato registrato live nel corso della prima edizione del festival jazz estivo di Laigueglia e riporta il concerto dee, inteso a commemorare la figura artistica di un mutistica di un musicista scomparso prematuramente che, nonostante la breve carriera, era stimato da tanti colleghi con i quali aveva diviso la gioia di suonare il jazz: Giuseppe Naco Bonaccorso, conosciuto semplicemente come Naco, sfortunato percussionista molto ricercato per la sua fantasia e per la sua poliedricità ritmica, che concluse la propria esistenza su un nastro d'asfalto tra le lamiere della sua auto nel 1996. A Massimo Colombo, arrangiatore dei 17 brani contenuti nel CD, Naco era legato da uno spirito artistico e umano intensi e così si spiega la realizzazione del presente disco, a celebrare un avvenimento musicale tanto denso di situazioni e personaggi. Laigueglia Jazz Festival e Percfest (concorso internazionale per percussionisti) sono stati il luogo d'incontro di tantissimi musicisti italiani e stranieri accorsi per ricordare il collega. La kermesse sonora fa riferimento in prevalenza a echi musicali latini. I brani presentati sono dello stesso Naco, di Massimo Colombo, di Luigi Bonafede e altri: tra gli interpreti (ci spiace non poterli citare tutti) ricordiamo Attilio Zanchi, Riccardo Luppi, Tino Tracanna, Emanuele Cisi, Stefano Cerri, Walter Calloni, Michael Rosen, Bebo Ferra, Dado Moroni, Marco Micheli, Barbara Casini, Elio (quello delle storie tese) e molti ancora a dare vita alla spettacolare grande Orchestra (con vari componenti a seconda dei temi e comunque tutti all'altezza della propria fama), anch'essa soggetta a momenti di riflessione per lasciare spazio al Moroni classico nel meditato solo di Piece No. 1 oppure ai temi sentimentali scritti dall'arrangiatore e deus ex machina della manifestazione. Infatti il lavoro di Massimo Colombo, orchestratore e coordinatore dell'orchestra, ha dato ottimi risultati, le sequenze musicali si susseguono piacevolmente, gli intensi ritmi sudamericani e latini rievocano la specializzazione di Naco. Preghiera, nel finale, stende di velata tristezza il ricordo del ragazzo dal cranio rasato iotere i tamburi, bongo, congas....

Il sole 24 ore - Gian Mario Maletto (novembre 1999)
The great Naco Orchestra - Symphonia

Chi, anche da lontano, segue le vicende del jazz si sarà ben reso conto del valore che gli americani attribuiscono al suo passato, come per tenere in vita quanto ciascuno (non soltanto i grandi maestri) ha lasciato.E' un culto che porta anche a creare vere e durature istituzioni, come la magnifica Mingus big band di cui si è parlato di recente, o come quest'intero anno del centenario di Duke Ellington. Ma non è soltanto il grande jazz di fama mondiale, insomma non soltanto gli americani, a onorare le nobili ombre che hanno fatto la storia di questa musica.Alla memoria basta anche molto meno per sopravvivere: manifestazioni spicciole di affetto sorgono anche da noi, rispettando questo impegno di non dimenticare. Bisogna così segnalare, tanto è stata bella, un'iniziativa rivolta a un musicista italiano del quale è giusto che resti il ricordo: quel magnifico percussionista che si faceva chiamare Naco (suo vero nome era Giuseppe Bonaccorso), perito in un incidente stradale, a trentacinque anni, nell'estate di tre anni fa. Naco era il più "brasiliano" dei jazzisti italiani, tanto aveva assorbito le magie che sanno suscitare i percussionisti di laggiù, soprattutto traendo ispirazione dal celebre Nana Vasconcelos. Siciliano di nascita, abitava ora in Liguria e per questo ogni estate a Laigueglia si celebra
Naco con un buon festival; con l'ottima idea di chiamare a raccolta in quella occasione ottimi musicisti per formare una Great Naco Orchestra, un omaggio in più a quel talento che ha davvero lasciato un vuoto. Ma c'è di più. Quest'anno chi è andato al festival si è trovato anche la bella sorpresa di un disco.L'arpositore è il pianista Massimo Colombo, tra io Colombo, tra i nostri jazzisti é uno dei più dotati e preparati in fatto di composizione. Ai musicisti ospiti (nel disco se ne alterna una quarantina) ha imposto arrangiamenti originali sia di musiche di Naco, sia di cose proprie e altrui che riecheggiassero quello spirito latinoamericano, ora sfrenatamente allegro, ora dolentemente nostalgico. Da notare che tra i solisti non sono soltanto jazzisti di qualità come Dado Moroni (in un bel pezzo di pianoforte solo), come Tracanna, Cisi, Luppi, Bonafede, Cerri junior, Calloni o il fratello di Naco Rosario Bonaccorso; ci sono personaggi anche della musica pop. In primo luogo Elio e altri delle sue impertinenti Storie Tese, e del resto Naco fu chiamato spesso a collaborare fuori dell'ambito jazzistico, per esempio con Jovanotti. E naturalmente in questo gradevole The great Naco Orchestra, disco ricco di sapori musicale e di significati umani (se parliamo di un disco così lontano da intenti commerciali, è perchè ha toccato il suo bersaglio), abbondano i percussionisti, impegnatissimi a ricordare un giovane amico jazzista che dimenticare, davvero, non si può.

Giornale della Musica - Pietro Mazzine (maggio 1998)
Il suono elegante - Symphonia 

I dialoghi profondi e attenti di Colombo
Disco splendido, questo nuovissimo di Massimo Colombo: una musica concentsu se stessa istante dopo istante, quasi a voler resuasi a voler restituire all'ascoltatore la cronaca minuziosa di sfumature, guizzi, profondità e malinconie dell'anima colte al volo, nella loro immediatezza. Nei 19 Preludi Apolidi, il pianista e compositore milanese intreccia altrettanti duetti con strumenti tutti diversi. Il primo "dialogo" è con se stesso: poi via via col flauto di Riccardo Luppi, coll'oboe di Mario Arcari, con Attilio Zanchi al basso elettrico, col rullante di Christian Meyer: un'idea che permette ai suoi ritornelli melodici di fluire con grazia e nitore. Sorretti da un senso ritmico costante e leggero, pervaso dalla nostalgia ora del tango ora della milonga, ora del samba: toccati come da una brezza da un sapiente gioco improvvisativo restano in perfetto equilibrio fra jazz e musica scritta.

Ritmo - Dario beretta (maggio 1998)
Il suono elegante - Symphonia 

I Preludi Apolidi (op.277) riguardano 19 accenti musicali che il pianista milanese esegue accompagnandosi, in ognuno di essi, ad un amico musicista. Sono accenti poichè molto brevi, linee melodiche pregnanti che nascono da culture europee, extraeuropee, in particolare da quelle brasiliane. Massimo Colombo è sostanzialmente un pianista di musica classica prestato al jazz ed al funk e nelle sue composizioni queste radici emergono nei duetti dei "Preludi", uno per tutti quello con il violinista Stefano Montaldo. In ognuno dei quali Colombo sfodera una consistente eleganza stilistica che si manifesta nelle esposizioni auliche dai molti riferimenti, sostenuto di volta in volta dall'accostamento di fiati (Riccardo Luppi, Mario Arcari, Tino tracanna, Emanuele Cisi, Emilio Galante), corde (Attilio Zanchi, Stefano Cerri) o percussioni (Luigi Bonafede, Walter Calloni ecc.) che il musicista di turno adopera al compimento di questo progetto tanto gustoso quanto originale. Che, tuttavia, non si egue con 7 Pezzi per la mano sinistra (Op.269), dovea (Op.269), dove il virtuosismo solistico del pianista emerge nelle composizioni tutte giocate sulle note gravi della tastiera per concludere fantasiosi percorsi musicali. Nella terza e ultima sezione abbiamo 25 Pezzi facili (Op. 231), che in realta sono 10 e che Colombo ricava da ritmi e da armonie jazzistiche o dal song europeo ed americano. In tutti la spiritualità dell?autore è copiosa e questo ultimo lavoro rappresenta un compendio di dotte meditazioni che animano un musicista di talento, a cui unpoco di presunzione non farebbe mai difetto.

Musica Jazz - Gian Mario Maletto (giugno 1998)
Il suono elegante - Symphonia 

Creazioni ai margini del jazz (e dei riflettori)
Istruttivo e piacevole come una passeggiata in un paesaggio relativamente nuovo: ecco come può rivelarsi un momento d'attenzione ad alcune realtà fra le meno esposte del jazz italiano, marginali vuoi per collocazione geografica, vuoi per una certa distanza dai canoni usuali. Certo non si può considerare una "scoperta" un pianista come il milanese Massimo Colombo: è sulla scena jazzistica da dieci anni buoni, ma spesso impegnato, in una sua rucerca accademica. Anche il Suono elegante vi si lega, ma in quei diciannove Preludi Apolidi op. 277 si affiancano alla tastiera del Leader, in rapidi duetti, ben noti jazzisti quali Luppi, Arcari (sempre piacevole oboista), Zanchi, Cerri junior, la cantante Barbara Casini, tracanna, Cisi, Luigi Bonafede e diversi altri, ognuno con il suo mezzo espressivo: sono bozzetti brevi, d'una delicatezza postromantica.Poi Colombo è solo, e prosegue con 7 Pezzi per la mano sinistra e 25 pezzi facili, in cui brucia in continuazione una quantità
poderosa di virtuosismi compositivi, insomma idee. Di jazz o no.

World Music - Guido Festinese (dicembre 1998)
Il suono elegante - Symphonia 

Chi ha apprezzato le eleganti digressioni elettriche ed elettroniche di Linea C, forse il miglior gruppo italiano a muoversi sulla scia di Zawinul e della fusion senza rambismi, avrà senz'altro notato la scioltezza e comunicativa di tocco del pianista e tastierista Massimo Colombo. Questo lavoro, diviso in trentasei brevi tracce, raccoglie in tre blocchi i Preludi Apolidi, i 7 Pezzi per la mano sinistra e i 25 pezzi facili: composizioni per solo pianoforte, o in duo con alcuni dei più bei nomi del jazz italiano. In difficile equilibrio fra ricordi neoromantici, e infinite, composite affluenze del ceppo delle musiche afroamericane, il lavoro coglie in epitome le ragioni di un dialogo sempre più necessario fra le musiche. E il senso di sorgiva freschezza dell'impianto melodico del tutto garantisce parecchi momenti memorabili.

Musica jazz - Libero Farnè (marzo 1997)
Conserto - Modern Times 30138

Per introdurre questo cd è indispensabile premettere un paio di precisazioni.Innanzitutto il trentacinquenne Massimo Colombo, pianre milanese, che collabora dalla fine degli anni '80e degli anni '80 con alcuni dei più importanti jazzisti italiani, è solo parzialmente responsabile di questa musica.Non compare infatti negli ultimi quattro brani, dei quali non è l'autore, mentre nella Swahili Suite (che comprende i primi nove temi), di sua composizione, interviene come pianista con molta parsimonia, per l'esattezza solo in tre brani. In secondo luogo il Saxmobile, quartetto di sassofoni originato dall?Ensemble Mobile per iniziativa di Tino Tracanna, si presenta al completo, offrendo quindi la complessità timbrica e armonica caratteristica di questo tipo di formazione, solo in pochi momenti del disco: per esempio in Richiami, nel finale di Insetti, in il 7 nel 224, a firma di Roger Rota.La musica, prevalentemente scritta e attentamente arrangiata, presenta una certa varietà di formazioni e di soluzioni strutturali. A Swahili Suite, che alterna cinque movimenti "base", quelli dispari, nei quali vengono esposti e sviluppati i temi principali, a quattro movimenti di collegamento più brevi, quelli pari, eseguiti in duo o in trio, che contengono riferimenti melodici o ritmici ai brani che precedono o seguono. All'interno di questa articolazione si collocano gli spunti solistici del leader, di sensibilità neoromantica, e quelli dei sassofonisti: il soprano di Tracanna e il tenore di Rota, inscindibilmente intrecciati, in Terra rossa; il sorprendente e mobile tenore di Moraschini in Elefanti snob; ancora il tenore dell'ormai maturo Nacci in Insetti. E' comunque il "maestro" Tracanna, al soprano, che emerge con maggior frequenza, per esempio in Richiami. Un doveroso accenno infine va fatto al contributo fondamentale di Pierre Favre. A parte il suo ammirevole ruolo solistico in Richiami ed Insetti, il percussionista svizzero conferisce un sapore particolare ai collettivi con le sue austere strutture poliritmiche e con la sua sonorità concreta e primordiale, di grande fascino.

Percussioni - Mario Riggio (aprile 1997)
Conserto - Modern Times 30138

Giochi di società. Massimo Colombo (già tastierista di Linea C) dà respiro internazionale al percorso musicale che lo aveva portato ad incidere l'album "Games" con Tino Tracanna e con lo sfortunato amico Naco. Ispirato dalle nuove avventure geografiche del navigatore Colombo, appassionato viaggiatore, Conserto veleggia per il Mediterraneo e scopre l'Europa. Un' Europa centrale, un po' svizzera e un po' scandinava. L'intreccio degli strumenti è certamente originale, un pianoforte (Colombo), quattro sax (Tino Tracanna, Alberto Nacci, Roger Rota e Maurizio Moraschini) e un percussionista, o meglio quell'incredibile ricercatore di suoni che risponde al nome di Pierre Favre. Composto principalmente da un'unica opera "Swahili suite" (Op. 205), Conserto approfondisce le combinazioni armoniche, ritmiche e timbriche del sestetto. L'intreccio che esce fuori è progressivo ed intrigante, a volte i ruoli si invertono: i sax creano ragnatele ritmiche e le percussioni giocano con la melodia, sfoggiando suoni curiosi e sempre al posto giusto. Per quanto Massimo Colombo dichisri di essersi ispirato al Nordafrica, la musica di Conserto è un'espressione tipica della cultura europea, tesa oltre il jazz ed al di là delle tentazioni etniche. L'opera è coraggiosa, dedicata ad un pubblico attento, ma diverte. Le poliritmie approfittano delle straordinarie capacità timbriche di Pierre Favre, un musicista unico nel suo genere. Colombo naviga per scoprire terre lontane, ma rimane ancorato alle sue radici europee: visti i risultati è meglio così. Fino al prossimo viaggio.

Viceversa - Giordano Selini (maggio 1996)
Composizioni - Tirreno 018

Con composizioni enucleate di spirito improvvisativo, partendo dalla musica classica e lambendo il jazz, ecco la proposta di Massimo Colombo. Deianoforte 0p. 66 segnalo il N. 7 per la meditata e prla meditata e profonda descrittività pronta ad intensificarsi o a placarsi: non di meno il laconico ed adamantino risuonare del pianismo di Colombo in "12" si trasforma in inebriante discorsività che si espande e si abbandona con inventiva e si accende con determisazione. Lirico e intenso spazia, sottolinea, riflette e cambia rotta Colombo, sotto l'impulso di un costante afflato creativo. Il soffuso e fino soffio del flauto di Galante si incrocia con respiro armoniosamente descrittivo e momenti di fervore e slancio espressivo con le punteggiature inquietamente leggiadre e vagheggianti di Colombo in Il castello di vetro. Umbratile e potente sentenzia il pianismo di Colombo nella Fantasia 1 per pianoforte e procede con un fraseggio teso con eleganza ed incisivo, che si amplia amabilmente frastagliato e mormora con implosiva decisione in sviluppi rapidi e sguscianti che sgorgano e tracimano imprevedibili e inarrestabili.

World Music - Luca Perini (giugno 1996)
Composizioni - Tirreno 018

Il pianista Massimo Colombo, ben noto in ambienti jazz, concilia nel suo stile e nelle sue composizioni l'ispirazione geografica e culturale extraeuropea, l'excursus improvvisativo e la radice etnomusicale del Novecento europeo, come ben risulta dall'ascolto del suo disco solista Composizioni. Qui sono raccolte composizioni pensate e costruite nell'arco di 15 anni, come i 21 studi per pianoforte, le due Fantasie per pianoforte o Il castello di vetro (per flauto e pianoforte).

Musica jazz - Angelo Leonardi (giugno 1995)
Relazioni e rapporti - Modern Times 30123

Il pianista e compositore milanese Massimo Colombo torna alla ribalta in qualità di Leader con un disco del 1994, vario n(solo, duo, trio e sestetto) e sicuramente interessaamente interessante. Strumentista di ottima tecnica, elegante e sempre musicale, sostenuto da una sensibilità impressionistica (Sentimenti artificiali, Puccini) Colombo ha il gusto dei chiaroscuri (Incontri inconsueti), anche se non disdegna arpeggi ariosi (Choro) e atmosfere rilassate, spesso solari (La terza ragione); il controllo del materiale ritmicamente più mosso e strutturalmente più complesso (Vodu) è ottimo. Lo affiancano efficaciemente Marco Micheli al basso e Francesco Sotgiu alla batteria, cui si aggiungono in alcuni brani la tromba e il flicorno di Paolo Fresu, il tenore di Emanuele Cisi e il soprano di Tino Tracanna, che conferiscono ai pezzi una gamma più ampia di colori. Da segnalare, infine, due brani, i più avventurosi della raccolta (Relazioni e rapporti e Sospensioni), nei quali il piano di Colombo incontra quello di Franco D'Andrea in un vis-à-vis suggestivo e ricco di reciproche intuizioni.

Musica Jazz - Gian Mario Maletto (maggio 1993)
Games - Modern Times 3011

L'impegno di "cercare" (e soprattutto cercare di non copiare modelli più grandi) è uno degli aspetti positivi offertitaliani di queste ultime generazioni. Merita dunque . Merita dunque rilievo questo compact che non segue certo radicate consuetudini né nella ricerca dell'organico né nella concezione dei brani e che naturalmente si distingue anche con la peraltro nota personalità degli esecutori. Cuore del disco è la Suite che apre e dà il titolo al tutto: sette brani che Massimo Colombo aveva composto pensando a un duo piano-sax, e che proprio in tale forma erano stati eseguiti in pubblico. Soltanto in vista della registrazione era balenata l'idea di inserire in quell'atmosfera cameristica un percussionista, e la scelta non poteva cadere che su un creatore di rumori-suoni come Naco Bonaccorso, bravo e del resto affiatatissimo ( il trio potrebbe essere considerato un nucleo estratto dalla più larga formazione che tre anni fà realizzo l'eccellente "292" di Tracanna).Ogni Game parte da un'idea tematica, a volte semplice, a volte viceversa complessa, che costruisce le sempre diverse situazioni su cui si può liberamente levare l'ispirazione di questi squisiti improvvisatori, i cui percorsi comunque si intrecciano, le cui voci ri rispondono pressochè di continuo. Certo "Games" è un testo importante, ma non meno attraenti sono i cinque brani che formano l'altra metà deldisco, fino a una singolare, un po' rarefatta, suggestiva rilettura ellingtoniana. Anche qui Massimo Colombo si conferma pianista completo, capace di dare spessore e intensità alla musica. Dal canto suo Tracanna, che nella suite è particolarmente delizioso al soprano, sorprende piacevolmente anche per gli effetti che sa trarre dal tenore (in Antiphona addirittura estraendo suoni armonici dalla colonna d'aria). Adeguatamente misurato è Naco che comunque emerge (come in Game IV e in Game V) ed è sempre efficacissimo nel sottile gioco dell'insolito trio.

Musica jazz - Gian Mario Maletto (febbraio 1989)
Alexander - Splasc(H ) H177

Quattro nuovi Leader per il jazz italiano
Quattro "prime volte" di giovani jazzisti italiani, che si presentano come Luna platea discografica non più soltanto nazie; soltanto nazionale quale è quella della Splasc(h), l'etichetta che più sta facendo, attraverso la produzione
dei musicisti stessi, per dare voce a ciascuno di loro. In ordine di catalogo, ma anche, curiosamente, di organico (dal poco al tanto), ecco imbatterci innanzitutto nel trio del pianista e tastierista milanese Massimo Colombo, che già sapevamo elemento assai dotato per il suo lavoro con Attilio Zanchi, incluso il recente disco "Cats". Negli otto suoi brani registrati tra gennaio e febbraio '89 e inclusi in questo "Alexander" lo sentiamo capeggiare con evidente autorità e con impegnative concezioni un trio di solida compattezza, ottimamente completato da Marco Micheli al contrabbasso e da Francesco Sotgiu alla batteria. Colombo è pianista elegante e completo, e alcuni saggi di musica elettronica, pur se a volte un po' pesanti, fanno pensare che egli debba essere tenuto d'occhio anche su questa via.


L'informatore - Enzo Fresia (giugno 1989)
Alexander - Splasc(h) H177

Alexander è una "prima" nel senso che è il primo, notevole, album del trio di Massimo Colombo, un musicista che invece, non è alla sua prima esperienza discografica. Milanese, Colombo ha studiato organo dall'età di nove anni, si è diplomato in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ha avuto esperienza di musica da camera, ha studiato composizione e si è anche interessato al jazz, approfondendone il linguaggio da autodidatta. Ha collaborato con Attilio Zanchi e poi ha suonato con altri noti jazzisti come Gianni Bedori, Tony Scott, Bruno De Filippi, Tino Tracanna ed ha inciso dischi con Zanchi e Bedori. Con Massimo, Colombo, nel trio, troviamo il lucchese Marco Micheli al contrabbasso. Diplomato al Conservatorio di Lucca, Micheli è tra i più affermItalia ed ha suonato con musicisti di fama internazii fama internazionale come Chet Baker, Lee Konitz, Kenny Wheeler ed altri.Completa il trio il cagliaritano Francesco Sotgiu, batterista, che ha già collaborato con vari jazzisti italiani come Guido Manusardi, Paolo Fresu, Gaslini ed altri. Con queste promesse Alexander non poteva non essere, come è, un album riuscito: i temi sono tutti di Massimo Colombo, che dimostra una notevole originalità e molta immaginazione, oltre che una apprezzabile padronanza strumentale, sia al pianoforte (in brani come Il veleno di Lucrezia, Il primo sogno di Camilla e Marcia di un cammello stanco), che alle tastiere (Adagio con calma, Danza delle sfere), mentre gli altri due componenti hanno ampi spazi solistici.il bassista Micheli in Lucrezia ed Alexander ad esempio, mentre il batterista Sotgiu è sempre discretamente presente, fornendo una componente ritmica di notevole essenzialità.Completano l'album, oltre ai brani sopra citati, Andante a passo d'uomo e lo stranissimo concitato ed elettronico Hop Frog finale. In totale, una bella esperienza, un disco riuscito che pone le premesse per ulteriori ottime prestazioni da parte di questi giovani musicisti (età media 26 anni).


La Nazione - Enzo Boddi (giugno 1989)
Alexander - Splasc(H) H177

Jazz ed elettronica
La ricerca di un equilibrio tra l'aggiornamento di elementi jazzistici convenzionali e la definizione di una dimensione espressiva mutuata dal proprio retroterra tradizionale caratterizza ormai da tempo gli sforzi compiuti da molti jazzisti italiani della nuova generazione. Il pianista Massimo Colombo, milanese ma ormai di casa da tempo a Firenze, per le sue collaborazioni con il gruppo "Giochi proibiti" e la cantante Tiziana Simona, sembra inoltre avere recepito l'esigenza di perseguire l'obbiettivo anche con l'ausilio di nuove possibilità sonore.In possesso diclassica, nonchè di una solida padronanza dela padronanza del lessico jazzistico, ama applicare a questa sua composita cifra stilistica le opzioni timbriche offerte dai sintetizzatori. In Alexander, opera prima documentata dall'etichetta Splasch, il pianista scandaglia le risorse di una formula collaudata e rischosa quale quella del trio. E per questo si avvale appunto di un duplice criterio operativo, accostando un sobrio uso dell'elettronica a soluzioni acustiche, a cui è comunque riservato un congruo spazio. I sintetizzatori sono quindi utilizzati con funzione polivalente. Per creare avvolgenti fasce sonore e variegate coloriture timbriche, come in "Adagio con calma" e "Andante a passo d'uomo" (intelligente l'ironia dei titoli), due frammenti che riecheggiano il retaggio della musica colta. Oppure, per integrare l'ottimo lavoro della ritmica (Marco Micheli al basso e Francesco Sotgiu alla batteria), con accordi di sostegno alle brillanti evoluzioni pianistiche o sonorità eteree tese ad instaurare un clima. Ma l'apporto più decisivo scaturisce dall'impiego della tastiera elettronica in chiave solistica, in alternativa al piano, e non in sua sostituzione.Esemplare in questo senso risulta lo sviluppo di "Hop frog", con echi rarefatti abbinati a sottili giochi ritmici su piatti e tamburi e alle sottolineature del basso suonato con l'arco sui registri acuti. Questa introduzione confluisce in una swingante fase ritmica, condotta su tempi sostenuti, sulla quale si innestano i sinuosi fraseggi del sintetizzatore, privi di qualsiasi effettismo. Timbro, modulazione e struttura riconducono alla mente la geniale opera di sperimentazione di Josef Zawinul di cui Colombo sembra aver colto e fatto propri insegnamenti ed intuizioni. l'uso funzionale dello strumento, la determinazione di trasformarlo in veicolo di un linguaggio jazzistico, la concezione ora orchestrale (negli insieme e nell' accompagnamento), ora "fiatistica" (nel modo di elaborare le frasi e lgli assoli), sono calati efficaciemente in una raffinata poena raffinata poetica musicale. Questa si riflette anche in uno stile pianistico ricercato ed elegante, scevro da orpelli, frutto di un'abile sintesi sintattica. Su ambo i versanti, il trio opera con ammirevole compattezza e senza ruoli prestabiliti, sulla scorta di analoghe esperienze del passato più o meno recente. Il che è reso possibile da un delicato gioco di alternanze ed equilibri collettivi, dalla versatilità di Sotgiu e dal sostanzioso contributo di Micheli, in grado di proporsi come interlocutore attivo anche sotto il profilo solistico.